La California nel 2018, l’Amazzonia a fine 2019, il sud dell’Australia questo inverno, poi le Hawaii, ora la Siberia e le altre zone artiche: il mondo sta andando a fuoco? Con cadenza ormai quasi regolare i media ci allertano che in una nuova parte del mondo ettari di foreste stanno bruciando in incendi di eccezionale gravità ed espansione. Ma quanto c’è di naturale in questo susseguirsi di fuochi e quanto invece è imputabile agli effetti del riscaldamento globale? E soprattutto perché gli incendi di questi giorni in Siberia e in altre zone artiche e sub-artiche stanno particolarmente preoccupando gli scienziati di tutto il mondo? Nelle zone come la Siberia, l’Alaska e il Canada per esempio, è normale che nei mesi estivi ci siano degli incendi, che di solito sono poco frequenti ma di grande potenza e che servono a ringiovanire e rigenerare le comunità di piante di queste aree (2).

Negli ultimi anni però, e in particolare in questi giorni di luglio, gli incendi si sono susseguiti con eccezionale frequenza attraverso tutta la zona nord-orientale della Russia, rendendosi pericolosi sia per le comunità che vivono in quelle zone sia per gli ecosistemi locali che possono esserne gravemente danneggiati (3). In particolare, gli scienziati sono preoccupati che una tale intensità di fuochi possa aggravare lo scioglimento già in atto del permafrost, liberando enormi quantità di CO2. Quest’anno, gli incendi sono iniziati verso la metà di giugno e nella prima settimana di luglio l’Agenzia Federale Russa delle Foreste ha estimati milioni di acri di terreno bruciati, anche in zone molto a nord, dove solitamente le temperature sono troppo basse perché i fuochi si possano spingere (4).

Il riscaldamento globale? Può essere una possibile causa.

Simili ma meno estremi erano stati gli incendi dell’estate 2019 nelle stesse zone, rendendo ancora più evidente che la causa primaria di questi incendi eccezionali è il riscaldamento globale e non sono eventi climatici isolati. L’innalzarsi delle temperature infatti facilita e ha facilitato lo spargersi dei fuochi in tutto il globo in questi anni anche in zone dove di solito questo non accade, come il nord della Siberia o l’Amazzonia (5). In particolare, il riscaldamento globale è collegato a un aumento del numero di incendi perché temperature più alte aumentano il tasso di evaporazione del suolo e della vegetazione, che essendo secchi diventano perfetto carburante per lo spargersi degli incendi (6). Il riscaldamento globale ha anche allungato la stagione dei fuochi in numerose aree, in particolare in zone che sono soggette a una copertura di neve stagionale, come per esempio la Siberia. Con l’innalzamento delle temperature la neve si scioglie prima, aumentando così il rischio di incendio.

L’aspetto più preoccupante dello spargersi dei fuochi nelle zone artiche è che se un tale fenomeno diventasse non un’eccezione ma una costante, il permafrost che costituisce il suolo di queste zone si scioglierebbe del tutto, rilasciando nell’atmosfera l’enorme quantità di CO2 che vi è contenuta. È stato stimato che il permafrost mondiale contenga più del doppio del carbonio presente nell’atmosfera terrestre, il che ammonterebbe a circa 1500 miliardi di tonnellate di carbonio (7).

Nonostante il processo di scioglimento del permafrost non sia ancora a un livello avanzato e non costituisca ancora una delle cause maggiori di emissioni di gas serra, il rischio che questo accada è estremamente elevato a causa dell’innalzarsi delle temperature globali. In aggiunta, la presenza di incendi direttamente in loco, non fa altro che esacerbare questo rischio, rendendo gli incendi di questi giorni un problema di portata globale.

Più in generale, gli incendi sono un problema anche perché bruciando suolo e foreste emettono larghe quantità di CO2, in un circolo vizioso che va ad aumentare le temperature globali complessive. La siberia è inoltre una delle zone più ricche di foreste a livello globale, con la Russia che tiene il primato per il paese con più alberi al mondo (8). Infine, lo spargersi dei fuochi in zone non ecologicamente adattate agli incendi è problematico anche per la biodiversità locale, che ne viene gravemente danneggiata. È questo per esempio il caso delle Hawaii, isole dove il fuoco è arrivato solo con la colonizzazione da parte degli esseri umani, dopo millenni di evoluzione  dove gli incendi erano un evento estremamente infrequente. Lo spargersi dei fuochi con l’arrivo degli uomini ha provocato danni alla preziosa biodiversità delle isole, facilitando lo spargersi di specie non native e invasive che hanno contribuito ad eliminare molte specie autoctone (9).

Nonostante gli incendi siano quindi un fenomeno assolutamente naturale, i trend di questi ultimi anni rendono palese un collegamento con l’innalzarsi delle temperature a livello globale, che rende i fuochi molto più pericolosi e complicati da gestire. In alcune zone particolari come la Siberia, che sta venendo devastata in queste settimane, il problema degli incendi va ad aggravare il problema dello scioglimento del permafrost, che preoccupa gli scienziati di tutto il mondo. Per questo motivo c’è bisogno di ricerche accurate sulla gestione gli incendi di quelle aree e parallelamente di azioni tempestive per contenerli.

 

Note:

  1. https://www.ilpost.it/2019/08/14/incendi-utili-foreste/
  2. https://mobil.wwf.de/fileadmin/fm-wwf/Publikationen-PDF/WWF-Study-Forests-Ablaze.pdf
  3. https://siberiantimes.com/other/others/news/arctic-wildfires-burning-further-north-than-previously-spotted-from-space-satellite-shows/
  4. https://www.nationalgeographic.com/science/2020/07/heat-wave-thawed-siberia-now-on-fire/
  5. https://www.carbonbrief.org/explainer-how-climate-change-is-affecting-wildfires-around-the-world
  6. https://www.wired.it/attualita/ambiente/2020/01/09/cambiamento-climatico-incendi-australia/?refresh_ce=
  7. https://www.carbonbrief.org/guest-post-the-irreversible-emissions-of-a-permafrost-tipping-point
  8. https://www.ilpost.it/2015/09/03/quanti-sono-alberi-terra/
  9. http://dlnr.hawaii.gov/forestry/files/2013/09/SWARS-Issue-3.pdf

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