Le notizie drammatiche che ci arrivano in questi giorni dai media nazionali e internazionali, rese ancora più sconvolgenti dalle foto e dai video che mostrano le fiamme indomabili abbracciare e divorare ettari ed ettari di foresta, ci portano a una domanda su tutte: era evitabile? E, subito dopo con la paura che tale devastazione sia anche irreparabile, ci chiediamo cosa si può fare una volta fermata questa emorragia?

I numeri che vengono citati di continuo sono inevitabilmente allarmanti, la reazione dei media e del pubblico a questi eventi sta crescendo in modo esponenziale. Si tratta infatti di un incremento dell’84% degli incendi in Brasile rispetto allo scorso anno, mentre se paragoniamo gli incendi che hanno colpito il Brasile nel 2013 con quelli di quest’anno, vi è un trend che li ha visti raddoppiare.

Macron e Bolsonaro, ONG e Commissione Internazionale

Senza approfondire le analisi e tutti i numeri dietro questa crisi che sta colpendo la Foresta Amazzonica, serbatoio di circa il 20% dell’ossigeno del Pianeta, rispondendo però a quelle domande posteci all’inizio dell’articolo, dobbiamo leggere e comprendere anche quelle che sono statele scelte democratiche di un Paese che ha eletto un presidente, già in campagna elettorale, apertamente favorevole alla deforestazione e poco incline alla salvaguardia della più grande Foresta al mondo.

Ciò che traspare invece, sebbene solo dietro all’evento in sé, ovvero gli incendi che stanno divampando in Brasile, è l’aspetto politico della vicenda, vera causa di questo incremento dei fuochi, che si mostra essere anche fonte delle risposte di quelle domande che spontaneamente ci poniamo di fronte a un tale disastro, e che sono state ripetute poco sopra.

La questione quindi diventa interessante dal punto di vista della gestione di una risorsa di interesse globale, non nazionale e neanche oligopolistica o monopolistica come potrebbero pensare le lobby vicine al Presidente Jair Bolsonaro, che nei primi mesi del suo mandato ha addirittura ridotto le maglie dei controlli sulla deforestazione della Foresta Amazzonica. Lo sviluppo più recente (aggiornato alle 11am del 24 agosto ’19) sembra essere quello di un intervento dell’esercito, dopo che le pressioni della comunità internazionale, soprattutto del Presidente Francese Macron avevano reagito duramente alla scellerata affermazione di Bolsonaro che affermava di non disporre delle risorse per intervenire, addossando inoltre delle colpe anche le ONG che si occupano a colmare proprio quel vuoto nella gestione di una res publica tanto grande e complessa quanto importante da preservare; gettandole (sempre le ONG) all’interno del vortice mediatico legato alla vicenda.

Se impossibile da evitare, possibile da controllare.

Le crisi ambientali che ci stanno sempre più sovrastando, sono questioni che vanno affrontate politicamente e socialmente. La risposta quindi è semplice: si era evitabile un aumento così dannoso degli incendi, per cui sarebbe stato necessario un maggiore controllo e maggiori azioni di prevenzioni, che in questo caso non potevano essere svolte esclusivamente dalle ONG.

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