Un fenomeno naturale, guidato da fattori umani

Gli incendi sono fenomeni naturali, esistono da sempre e sono essenziali per mantenere le dinamiche, la biodiversità e produttività dell’ecosistema forestale, che in questo modo si rigenera naturalmente.  Nonostante ciò, l’attività umana e il riscaldamento globale hanno fatto sì che frequenza e intensità degli incendi crescessero. Nel 2020, il numero di incendi nel mondo è aumentato del 13%.

E’ importante precisare che il numero totale di chilometri quadrati bruciati globalmente ogni anno è diminuito circa del 25% dal 2003. Ma allo stesso tempo ricerche indicano che gli incendi di oggi non sono più quelli di una volta, ora ad essere colpite sono prevalentemente le foreste e meno le praterie.
Gli esperti credono che tale cambiamento sia guidato da fattori umani: il riscaldamento globale, che nelle foreste sta creando condizioni più favorevoli agli incendi.
Si rende perciò necessario avere un approccio climate-smart alla gestione forestale, che significa integrare strategie di mitigazione per ridurre l’impatto di fenomeni estremi quali gli incendi e di adattamento delle foreste e del settore forestale al clima che cambia.

Riguardo all’Italia, in poco meno di 30 anni la superficie boschiva ha registrato una crescita del 20% e con il 38% della superficie nazionale coperta da boschi nel 2020 si è posizionata al secondo posto tra i paesi europei per copertura forestale, dopo la Spagna 55,4% (media Ue 33%). Inoltre nel periodo 1990-2015 si  è  registrata una crescita annuale media di superficie forestale dello 0,8% (media UE 0,4%).
Allo stesso tempo, però, tra il 1980 e il 2018 sono bruciati oltre 4 milioni di ettari, per una media di 106.894 all’anno. L’equivalente di quasi 150mila campi da calcio o all’estensione del comune di Roma. Ciò è dovuto alla conformazione del territorio e al modo in cui viene gestito. I boschi sono sempre più estesi ma anche sempre più lasciati a sé stessi, con solo il 18% sottoposto a piani di gestione o assestamento forestale. A questo si aggiungono i cambiamenti climatici che accentuano il vento e la siccità, creando le condizioni ideali per il dilagare delle fiamme.

La devastazione in Sardegna

Tutto ciò permette di comprendere l’emergenza degli incendi che stanno devastando l’Italia. Solo dalla metà di giugno, infatti, sono stati 29.187 gli interventi effettuati dai Vigili del fuoco per incendi boschivi e di vegetazione, 12.787 in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Le regioni più colpite dai roghi finora sono state Puglia, Sicilia e Calabria, con rispettivamente 7.169, 6.790 e 2.964 interventi.

Particolarmente drammatica è stata l’intensità degli incendi che per 60 ore tra il 24 e il 26 luglio hanno colpito la Sardegna, in particolar modo la provincia di Oristano. Stando al primo bilancio si parla di 1.500 persone sfollate e 20 mila ettari di boschi, campi e vegetazione ridotti in cenere, con in mezzo, case e aziende agricole. Allevatori e agricoltori hanno perso il lavoro di una vita.
A Cuglieri il bosco simbolo della rinascita dopo gli incendi del 1993 e del 1999, orgoglio del Montiferru e dell’Oristanese, è distrutto. E l’olivastro millenario “Sa Tanca Manna”, patrimonio dell’intera Sardegna, è stato cancellato dalle fiamme. La Regione ha dichiarato lo stato di emergenza. 

Il danno all’ecosistema è tale che, secondo il monitoraggio della Coldiretti, saranno necessari almeno 15 anni di tempo per sanare la macchia mediterranea andata persa, sempre che prossime, più torride estati, non portino a ulteriori incendi di gravità sempre maggiore.

 

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Riforestare per ricostruire comunità  

Si tratta di eventi con intensità e frequenza senza precedenti ai quali l’uomo ancora non sa come rispondere, nonostante siano le azioni umane le principali responsabili, tanto che alcuni studiosi sono giunti a chiamare l’epoca in cui stiamo vivendo Pirocene. Secondo questa visione gli esseri umani hanno lasciato il proprio segno sul pianeta con il fuoco, prima per far spazio a campi, pascoli, villaggi e città, poi per alimentare auto, case e tutto il sistema che ci circonda; e infine portando agli incendi che vediamo oggi, come risultato del cambiamento climatico.

Gli incendi boschivi non possono essere evitati, ma il loro verificarsi e il loro impatto possono essere significativamente ridotti applicando una gestione intelligente delle foreste. Nei luoghi attraversati dagli incendi sarà possibile riforestare, gli alberi ricresceranno e gli ecosistemi probabilmente si riprenderanno, ma le zone colpite non torneranno più a essere quelle che erano fino a qualche giorno fa, si tratterà di foreste ricreate e di comunità ricostruite.

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