Perché esiste un mercato del carbonio
Le emissioni di gas serra sono un’esternalità negativa: chi inquina non paga direttamente il danno, che ricade sulla collettività sotto forma di cambiamento climatico, eventi meteorologici estremi e perdita di biodiversità. Per molto tempo la CO2 non è stata un costo di produzione, e quindi mancava un incentivo a ridurla.
I mercati del carbonio danno un prezzo a quelle emissioni. A quel punto un’azienda deve scegliere: pagare il costo delle proprie emissioni o investire in tecnologie e progetti per ridurle nel tempo.
Tre mercati, regole diverse
Nei mercati regolamentati è il legislatore a fissare un limite alle emissioni, come nell’EU ETS. Nei quasi-regolamentati non c’è un obbligo diretto ma una spinta economica o sociale, come una carbon tax o lo schema CORSIA per l’aviazione. Nel mercato volontario aziende e persone scelgono di compensare le proprie emissioni.
La differenza che conta di più riguarda che cosa si scambia.
Compliance permit
Permesso di emissione stabilito dal legislatore in base a obiettivi di riduzione. Se ne emette solo fino a un tetto (cap) e le aziende del sistema se lo scambiano (trade).
Carbon credit
Unità del mercato volontario, generata da un progetto che riduce o rimuove CO2 dall’atmosfera. Non ha un tetto prestabilito: la quantità dipende dai risultati certificati dei progetti.
Chi fa cosa, fino al ritiro del credito
Nel mercato volontario lavorano quattro attori: gli sviluppatori di progetto, che realizzano le iniziative di riduzione o rimozione; gli standard e i certificatori, come Gold Standard, Verified Carbon Standard e Plan Vivo, che fissano le regole e verificano i risultati; gli intermediari, cioè rivenditori, broker e marketplace; gli acquirenti finali, aziende, governi o persone.
Comprare un credito non basta per dichiarare una compensazione. L’acquirente deve ritirarlo nel registro elettronico in cui è stato emesso: il credito esce definitivamente dal mercato e non può più essere scambiato. È questo passaggio a evitare il doppio conteggio e a rendere unica ogni tonnellata compensata.
Resta una regola di fondo: secondo le migliori pratiche attuali, i crediti servono a compensare solo le emissioni residue, quelle che non si riescono a eliminare con riduzioni interne.
