Come scegliamo i vestiti che indossiamo? Pelle o sintetico, plant-based o cruelty-free? Non sempre è facile capire quale sia l’alternativa migliore. Una cosa però è certa, scegliere abiti o gadget di pelle coincide sempre con la sofferenza animale e con la deforestazione.

Le pelli dall’Amazzonia

Una nuova ricerca sulle complesse catene di fornitura globali dell’industria della moda mostra che un certo numero di grandi marchi è a rischio di contribuire alla deforestazione della foresta pluviale amazzonica, sulla base delle loro connessioni con concerie e altre aziende coinvolte nella produzione di pelle.

6,7 milioni di ettari di foreste sono stati persi nella foresta amazzonica brasiliana dal 2011 al 2020. Nel 2019 e 2020, il Brasile ha affrontato le critiche dei leader mondiali per non aver fatto di più per proteggere la foresta dai devastanti incendi. La deforestazione nel cruciale ecosistema continua a un ritmo allarmante.

La ricerca ha dimostrato che l’industria del bestiame è il più grande motore della deforestazione dell’Amazzonia e di tutte le foreste tropicali: Dal 2001-2015, il bestiame ha rappresentato il 36% della perdita di copertura arborea a livello globale. E l’industria della moda è un importante ingranaggio nella macchina dell’esportazione della pelle, con grossi paesi importatori quali Cina (41,6%), Italia (27,3%) e Vietnam (9,6%). 

Figura 1: Stand.earth Research Group, Cattle Industry and Forest Loss
Figura 1: Stand.earth Research Group, Cattle Industry and Forest Loss
Figura 2: Stand.earth Research Group
Figura 2: Stand.earth Research Group

I marchi più colpevoli

A collegare l’industria del bestiame con quella della moda è la JBS, la più grande azienda di carne bovina e cuoio del Brasile, e che innumerevoli studi hanno dimostrato essere la maggiore contribuente alla distruzione della foresta pluviale. Ciò che il nuovo studio condotto dal Stand.earth Research Group è riuscito a fare è connettere i vari e specifici brand che si riforniscono direttamente o indirettamente dalla JBS e legarli quindi alla deforestazione dell’Amazzonia.

Al momento il report ha collegato più di 100 marchi – ma lo studio continua e sta analizzando oltre 400 collegamenti. Secondo i risultati, più di 50 marchi hanno collegamenti multipli nella catena di approvvigionamento con la JBS, mostrando un altissimo rischio di guidare la distruzione della foresta amazzonica. Tra questi risultano Coach, LVMH, Prada, H&M, Zara, Adidas, Nike, New Balance, Teva, UGG e Fendi, tutti con connessioni multiple con la deforestazione.

I risultati sono allarmanti, anche perché 23 dei marchi esaminati avevano di recente annunciato politiche per allontanarsi dagli attori che contribuiscono alla deforestazione lungo la catena. Perciò quel che si deduce è che questi stanno probabilmente violando le loro politiche.  

Dipende anche da noi

E’ evidente che proseguire su questa strada non è possibile. Da tempo ormai abbiamo i mezzi per essere consapevoli di come le nostre scelte quotidiane, che siano di stomaco o di armadio, abbiano un impatto sul pianeta. Le alternative per scegliere prodotti locali e di origine vegetale – magari pure dagli scarti – ad oggi ci sono; e soprattutto possiamo scegliere tutti e tutte di consumare meno

Con i nostri acquisti – e non acquisti – possiamo fare pressione affinché i marchi di moda smettano di usare la pelle causa di deforestazione e sofferenza. Dobbiamo tutti insieme essere parte della soluzione, ora.

 

Scritto da: Laura Persavalli

Fonti:

https://slowfactory.earth/supplychange

https://www.theguardian.com/us-news/2021/nov/29/fashion-industry-amazon-rainforest-deforestation

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