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Land warriors: il diritto alla terra

Laura Persavalli 3 min di lettura

Foto in copertina di Tim Russo

La Giornata Internazionale della Lotta Contadina fu istituita nel 1996 dal movimento internazionale contadino La Via Campesina per commemorare il 17 aprile, quando la polizia militare statale massacrò 19 contadini brasiliani organizzati nel Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra.
È una giornata che offre l’opportunità di celebrare la solidarietà e la resistenza dei movimenti contadini in tutto il mondo.

Sovranità alimentare

Al World Food Summit del 1996 La Via Campesina definì la “sovranità alimentare” come il diritto delle persone a produrre autonomamente cibo sano, nutriente, appropriato dal punto di vista climatico e culturale, attraverso mezzi agroecologici, principalmente per soddisfare i bisogni alimentari locali.

L’adozione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Contadini – un documento formulato da La Via Campesina e dai contadini di tutte le regioni in cui essa opera – nel 2018 è una testimonianza del più ampio riconoscimento e accettazione della sovranità alimentare dei popoli.

Fave di cacao gialla
Fave di cacao nella foresta

I contadini nutrono il mondo

I contadini costituiscono la metà della popolazione mondiale e coltivano più del 70% del cibo. Inoltre, coltivando varietà locali, rafforzano la biodiversità e aumentano la sicurezza alimentare.
Si stima che ci siano 500 milioni di piccole aziende agricole, che rappresentano oltre il 90% di tutte le aziende agricole del mondo.

Tuttavia, il loro contributo è lontano dall’essere riconosciuto. Le popolazioni rurali sono spesso considerate “arretrate” o “sottosviluppate” e sono minacciate dalla possibilità che le loro terre vengano occupate dalle grandi corporazioni dell’agribusiness e dal commercio internazionale.

Guerrieri della terra

Negli ultimi tre decenni, i contadini si sono organizzati per reclamare il loro diritto a difendere l’agricoltura su piccola scala e a far sentire la propria voce.

Gli Zapatisti, movimento indigeno per i diritti dei contadini del Chiapas, occuparono San Cristóbal nel 1994 quando il Messico firmò il Nafta. L’esercito ribelle – per un terzo donne –  bruciò postazioni militari e sequestrò ranch per protestare contro secoli di quella che vedevano come un’oppressione da parte dei grandi proprietari terrieri e del governo.  Diventarono immediatamente eroi della sinistra e un’ispirazione per i gruppi indigeni di tutto il mondo.
Oggi gli zapatisti sostengono di controllare gran parte dello stato del Chiapas e il loro “buon governo” consiste nel dedicare il proprio tempo alla comunità, condividere il cibo e aiutare a insegnare ai giovani.

Nello stato di Pará, il territorio di 1.651.000 ettari del popolo Xikrin fu ufficialmente riconosciuto dal governo nel 2000, nonostante ciò gli accaparratori di terra si sono insinuati nella zona, e nel 2019 la deforestazione è aumentata del 278% rispetto al 2018. Il popolo indigeno dell’Amazzonia settentrionale è passato all’azione espellendo i taglialegna e gli allevatori che avevano occupato illegalmente la loro terra e dato fuoco alla foresta. La pressione contro gli Xikrin viene soprattutto dall’allevamento del bestiame. Non lontano dal loro territorio, infatti, c’è il più grande allevamento di bestiame del paese.

La crisi climatica rivela i limiti del modello di produzione agro-industriale. Si rende perciò sempre più necessario riconoscere che non ci sarà soluzione alla crisi attuale senza la partecipazione dei piccoli agricoltori.

· Aggiornato il 29 agosto 2023

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