Cos’è la CSDDD?
È nota ai più con il suo acronimo CSDDD, ma sono diversi i modi nei quali viene indicata la nuova direttiva europea che promette di cambiare in maniera significativa il modo in cui le grandi aziende gestiscono le proprie attività e le catene di fornitura: Corporate Sustainability Due Diligence Directive per esteso, CS3D, e anche Supply Chain Act e Supply Chain Directive.
Divenuta legge il 25 luglio 2024, ovvero al trascorre dei 20 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea della direttiva UE 2024/1760 del 13 giugno 2024 “relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità”, la CSDDD ha un obiettivo preciso: promuovere un comportamento aziendale sostenibile e responsabile nelle attività delle aziende e lungo le loro catene del valore globali.
Tali norme sono volte a garantire che le aziende interessate identifichino e affrontino gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente delle loro azioni all’interno e all’esterno dell’Europa con l’intento di favorire la gestione responsabile lungo una supply chain sostenibile.
CSDDD, cosa prevede l’obbligo di due diligence
Nel dettaglio, la direttiva CSDDD introduce un obbligo di due diligence aziendale per le grandi aziende, mirato a identificare e gestire gli impatti negativi sui diritti umani (ad esempio, il lavoro minorile) e sull’ambiente (come l’inquinamento) nelle loro attività, nelle controllate e nella catena di attività (anche catena del valore, o catena di approvvigionamento) includendo tutte le operazioni svolte dai partner commerciali di un’azienda, sia a monte che a valle.
A monte rientrano attività come progettazione, estrazione, approvvigionamento, produzione, trasporto, immagazzinamento e fornitura di materie prime, prodotti o parti. A valle, invece, comprende la distribuzione, il trasporto e l’immagazzinamento dei prodotti, quando tali attività vengono svolte per conto dell’azienda. Tutte queste attività rientrano dunque nel perimetro della Corporate Sustainability Due Diligence Directive, che per tale ragione è appunto detta anche Supply Chain Act o Supply Chain Directive.
La CSDDD prevede inoltre che le grandi aziende adottino un piano di transizione per mitigare i cambiamenti climatici, allineando il loro modello di business e la strategia aziendale agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, inclusa la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 °C. Il piano deve essere compatibile con la transizione verso un’economia sostenibile e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, come stabilito dal regolamento europeo (UE) 2021/1119, e indicare obiettivi intermedi.
Nella pratica, la direttiva richiede alle imprese di mappare e mitigare gli impatti negativi sull’ambiente, promuovendo un approccio trasparente e responsabile che spinga le organizzazioni non solo a ridurre le emissioni dirette (Scope 1 e 2), ma anche a integrare strategie di decarbonizzazione per le emissioni indirette (Scope 3) generate lungo tutta la filiera, dall’acquisto delle materie prime alla distribuzione e al fine vita dei prodotti, che diventano elemento cruciale per contribuire a una sostenibilità più ampia e profonda della catena di fornitura.
La Corporate Sustainability Due Diligence Directive adotta infatti l’approccio “One Health” definito dall’OMS come un approccio integrato e unificante che mira a bilanciare e ottimizzare in modo sostenibile la salute di persone, animali ed ecosistemi riconoscendone la loro interconnessione. Pertanto la due diligence include la prevenzione del degrado ambientale e la tutela del diritto a un ambiente sano e sostenibile, per ridurre rischi come le epidemie.
Le sei fasi essenziali per adeguarsi alla CS3D
La due diligence in materia di diritti umani e ambiente prevista dalla CSDDD richiede alle aziende di adottare un processo diviso in sei fasi chiave per gestire e mitigare gli impatti negativi nelle loro attività, incluse quelle delle filiazioni e dei partner commerciali lungo la catena del valore:
- Integrare il dovere di diligenza nelle politiche aziendaliE nei sistemi di gestione del rischio
- Individuare, valutare e, se necessario, definire priorità tra gli impatti negativi
- Prevenire, attenuare e arrestare gli impatti negativi, effettivi o potenziali, e ridurne al minimo la portata
- Monitorare e valutare l’efficacia delle misure adottate
- ComunicarePubblicamente le azioni intraprese in materia di due diligence
- Fornire riparazioni per gli impatti negativi effettivi
A quali aziende si applica la CSDDD?
Le aziende alle quali si applica la CSDDD sono quelle costituite in conformità del diritto di uno Stato membro dell’UE allorché soddisfino determinate condizioni di fatturato e numero dipendenti.
Dall’entrata in vigore della direttiva avvenuta il 5 luglio 2024, come citato all’inizio, gli Stati membri dell’UE hanno due anni di tempo per recepirla negli ordinamenti nazionali, ovvero entro il 2026.
L’attuazione della CSDDD prevede un approccio graduale sulla base di questi due parametri:
- Dal 2027, per aziende con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato superiore a 1.500 milioni di euro.
- Dal 2028, per aziende con oltre 3.000 dipendenti e un fatturato superiore a 900 milioni di euro.
- Dal 2029, per aziende con più di 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro.
La CSDDD coinvolge anche i franchising attivi nell’Unione Europea con fatturato oltre gli 80 milioni di euro di cui almeno 22,5 derivanti da diritti di licenza e le società extra-UE che fatturano in territori comuni più di 450 milioni nell’esercizio finanziario.
Le PMI e le microimprese rimangono escluse, ma potrebbero essere coinvolte indirettamente se parte di filiere di grandi aziende.
I vantaggi della Corporate Sustainability Due Diligence Directive
La direttiva CSDDD, con le sue regole di due diligence, offre un impatto positivo su molteplici livelli.
Per i cittadini, garantisce una maggiore tutela dei diritti umani, compresi quelli sul lavoro, promuovendo al contempo un ambiente più sano per le generazioni attuali e future. La trasparenza diventa un elemento chiave, consentendo scelte più consapevoli e alimentando la fiducia nelle aziende. Inoltre, le vittime di violazioni trovano un migliore accesso alla giustizia, contribuendo a una società più equa.
Per le aziende, la direttiva crea un quadro giuridico armonizzato nell’UE, portando certezza del diritto e parità di condizioni. Questo favorisce una maggiore fiducia da parte di clienti e dipendenti, una migliore gestione del rischio e un incremento della competitività. Le imprese diventano più attraenti per talenti, investitori sostenibili e acquirenti pubblici, oltre a beneficiare di incentivi all’innovazione e di un migliore accesso ai finanziamenti.
Nei paesi in via di sviluppo, queste regole promuovono la tutela dei diritti umani e dell’ambiente, favorendo investimenti sostenibili, migliori pratiche e condizioni di vita più dignitose. La diffusione di standard internazionali rafforza le filiere globali, creando un futuro più sostenibile per tutti.
CS3D e conformità aziendale: le sanzioni previste per le violazioni
Le sanzioni previste dalla CS3D devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive.
Gli Stati membri devono introdurre norme che includano sanzioni pecuniarie basate sul fatturato netto mondiale dell’azienda (fino ad almeno il 5% del fatturato dell’anno precedente) e, in caso di mancato pagamento, una dichiarazione pubblica che indichi la società responsabile e la natura della violazione.
Le decisioni delle autorità di controllo devono essere pubblicate, trasmesse alla rete europea e rese disponibili al pubblico per almeno tre anni.


