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CBAM, cos’è e cosa devono fare le aziende per gestire la carbon footprint

Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) impone alle imprese di monitorare l’impronta di carbonio dei prodotti importati dai Paesi al di fuori dell’UE. Ecco come prepararsi, evitare sanzioni e trasformare l’obbligo in una leva di decarbonizzazione.

Redazione di zeroCO2 7 min di lettura

Meccanismo CBAM, cosa cambia per le aziende e perché serve calcolare la carbon footprint adesso

Dal 1° gennaio 2026 si apre la seconda fase, quella definitiva, del CBAM (acronimo di Carbon Border Adjustment Mechanism), il regolamento UE n. 2023/956 entrato in vigore il 1° ottobre 2023 che introduce un prezzo sulle emissioni di CO₂ incorporate in una serie di beni importati da Paesi extra-UE, allineando le regole ambientali anche per le merci che arrivano da fuori.

Il meccanismo CBAM, infatti, è pensato proprio per evitare la delocalizzazione in Paesi terzi con normative ambientali meno stringenti, fenomeno noto col termine di carbon leakage, ed è destinato a generare ripercussioni sulle intere filiere globali disincentivando l’importazione di prodotti e semilavorati ad alto impatto ambientale.

Terminata la fase transitoria al 31 dicembre 2025, dal 1° gennaio 2026 il CBAM è in regime definitivo: le emissioni incorporate nelle merci importate vanno monitorate e dichiarate. I certificati CBAM, il cui prezzo si basa sulla media delle aste EU ETS, si acquistano da febbraio 2027 e si restituiscono entro il 30 settembre 2027, per le importazioni effettuate nel 2026.

Perché il CBAM è più di una tassa sul carbonio

Parlare di “tassa” rischia di ridurre la portata di un provvedimento che rappresenta una svolta nel commercio internazionale.

Con il CBAM, la carbon footprint non è più solo un parametro ambientale, ma una leva economica. Le imprese che non saranno in grado di fornire dati verificabili sulle emissioni dei beni importati dovranno utilizzare valori standard stabiliti dalla Commissione Europea, spesso più alti della realtà, con conseguenti costi maggiori.

Al contrario, chi saprà misurare e dimostrare in modo oggettivo l’impatto ambientale dei propri prodotti potrà beneficiare di costi più contenuti, maggiore affidabilità agli occhi degli stakeholder e un posizionamento ESG più solido e credibile.

Il CBAM si inserisce in una trasformazione più ampia del contesto normativo europeo, che comprende anche la CSRD, la tassonomia UE e la direttiva sulla due diligence CSDDD. In questo scenario, non misurare la propria impronta ambientale significa perdere competitività, oltre che esporsi a sanzioni, esclusione da filiere strategiche e perdita di accesso a mercati più regolamentati.

Quali sono i prodotti soggetti al CBAM?

I prodotti soggetti al CBAM sono principalmente quelli ad alta intensità di emissioni di gas serra durante il loro ciclo produttivo, per i quali l’Unione Europea intende prevenire il rischio di carbon leakage e garantire parità di condizioni competitive.

Attualmente, il CBAM si applica a specifiche categorie di prodotti importati che sono:

  • Cemento: e prodotti in cemento.
  • Ferro e acciaio: inclusi prodotti finiti come travi, lamiere, ecc.
  • Alluminio: sia metallo primario che prodotti in alluminio.
  • Fertilizzanti: sia chimici che minerali.
  • Energia elettrica: inclusa la produzione di energia.
  • Idrogeno: sia puro che in combinazione con altri elementi.

Questi prodotti sono scelti perché rappresentano una quota significativa delle emissioni industriali e sono esposti a rischi concreti di delocalizzazione della produzione verso Paesi con normative ambientali meno stringenti.

In futuro, il perimetro del CBAM potrebbe estendersi ad altre merci con elevata impronta di carbonio, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione e la strategia climatica europea. Le aziende che importano questi prodotti devono quindi monitorare attentamente le emissioni associate e adempiere agli obblighi di rendicontazione e compensazione previsti dalla normativa.

Calcolare la carbon footprint: un passaggio tecnico, ma anche strategico

Per affrontare il CBAM in modo strutturato, è essenziale partire dalla misurazione dell’impronta carbonica dei propri prodotti e delle forniture critiche.

Calcolare la carbon footprint significa quantificare in modo oggettivo le emissioni di gas serra associate a un prodotto, un servizio o a un’intera organizzazione, considerando tutte le fasi del ciclo di vita, dalla produzione all’uso fino allo smaltimento.

Il riferimento metodologico più riconosciuto per svolgere questa analisi è la Life Cycle Assessment (LCA), una metodologia che consente di valutare gli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita di un bene.

Applicata al tema delle emissioni, l’LCA consente di calcolare la carbon footprint in modo trasparente e coerente con gli standard internazionali, come la ISO 14067 (per i prodotti) e la ISO 14064-1 (per le organizzazioni).

Oltre a fornire un dato numerico, questo tipo di analisi permette di identificare i principali punti critici (“hotspot emissivi”) lungo la filiera, fornendo una base concreta su cui impostare strategie di riduzione delle emissioni.

CBAM dopo la semplificazione: cosa è cambiato con il Regolamento (UE) 2025/2083

In breve: la semplificazione del CBAM è legge dal 20 ottobre 2025. Introduce una soglia annua di 50 tonnellate sotto la quale gli importatori sono esentati e sposta l’acquisto dei certificati a febbraio 2027. Chi supera la soglia deve essere autorizzato come dichiarante CBAM.

  • Soglia di 50 tonnellate all’anno: vale per importatore, cumulativamente per le merci di ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti e cemento. Sotto la soglia non si hanno gli obblighi CBAM; se la superi, il CBAM si applica a tutte le importazioni dell’anno, non solo alla parte eccedente. Elettricità e idrogeno restano soggetti indipendentemente dai quantitativi.
  • Autorizzazione come dichiarante: va richiesta prima di superare la soglia. Chi ha presentato domanda entro il 31 marzo 2026 ha potuto continuare a importare in attesa della decisione dell’autorità; in Italia la dogana chiede di segnalarlo con un codice TARIC nella dichiarazione doganale (istruzioni sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).
  • Certificati: acquisto e restituzione da febbraio 2027, relativi alle importazioni del 2026; il prezzo si basa sulle medie trimestrali delle aste EU ETS. Dal 2027, alla fine di ogni trimestre, bisogna detenere certificati pari ad almeno il 50% delle emissioni incorporate (prima era l’80%).
  • Dichiarazione annuale: entro il 30 settembre dell’anno successivo; la prima, per il 2026, entro il 30 settembre 2027.
  • Calcolo delle emissioni: il regolamento di esecuzione sulla metodologia (Regolamento UE 2025/2547) prevede metodi semplificati per le merci composte e un uso più ampio dei valori predefiniti quando mancano dati verificati. Se dichiari emissioni reali invece dei valori predefiniti, servono dati verificati da un verificatore accreditato CBAM. Il prezzo del carbonio pagato nel Paese d’origine si può dedurre, se verificato da un terzo accreditato.
  • Estensione ai prodotti a valle: è in discussione l’estensione ai prodotti a valle (macchinari, componenti, elettrodomestici…): non è ancora legge, ma la proposta prevede l’applicazione dal 2028.

La semplificazione del CBAM fa parte dello stesso percorso del pacchetto Omnibus, che ha ridotto anche il perimetro della Direttiva CSRD.

Per le imprese italiane, le istruzioni operative sono pubblicate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dal Ministero dell’Ambiente (link utili in fondo alla pagina).

CBAM: il calendario 2026-2027 per chi importa

DataCosa succede
1° gennaio 2026Inizia il regime definitivo: per importare oltre la soglia di 50 tonnellate serve l'autorizzazione come dichiarante CBAM
31 marzo 2026Termine per chiedere l'autorizzazione come dichiarante senza interrompere le importazioni
Febbraio 2027Si apre la vendita dei certificati
30 settembre 2027Prima dichiarazione annuale e restituzione dei certificati (anno 2026)
31 ottobre 2027Termine per chiedere il riacquisto dei certificati in eccesso
1° novembre 2027I certificati 2026 non usati vengono annullati senza rimborso

CBAM: come prepararsi, dalla raccolta dati ai fornitori

Il CBAM chiede dati verificabili sulle emissioni incorporate nei prodotti importati. Se non li hai, devi usare i valori predefiniti, di solito più alti della realtà. Come partire:

  1. Mappa le importazioni soggette (cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità, idrogeno) e verifica se superi le 50 tonnellate all’anno.
  2. Raccogli i dati di emissione dai fornitori con un modello standard; dove mancano, prevedi i valori predefiniti. Qui trovi come coinvolgere i fornitori nella raccolta dati sulle emissioni.
  3. Calcola la carbon footprint dei prodotti con un’analisi LCA e carbon footprint dei prodotti conforme alla ISO 14067, per distinguere dati reali e valori predefiniti e individuare gli hotspot.
  4. Organizza il processo: responsabile interno, controlli sui dati, tempi per la dichiarazione 2027.

Con zeroCO2 puoi partire da un assessment sulla supply chain e arrivare al report tecnico.

· Aggiornato il 19 ottobre 2026

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