La parola siccità era già sulla bocca di tutti fin da prima dell’estate. Facciamo due chiacchiere sull’entità del fenomeno, come si sta affrontando la crisi idrica dovuta al cambiamento climatico e quali sono le possibili soluzioni con Federico Citta, consulente esterno per La Piemontesina, agriasilo con il quale collabora zeroCO2.

La Piemontesina è un agriasilo nato tra il 1982 e il 1984 a Chivasso, in Piemonte. Comprende una fattoria didattica dove i più piccoli imparano attraverso attività educative sviluppate a contatto con la natura, campi coltivati e un vivaio. Con loro, abbiamo piantato alberi forestali, come i pioppi, e da frutto, come i peschi

Problema siccità 2022: da cosa deriva e qual è la sua entità?

La siccità che si vede ora è il risultato di diversi processi iniziati l’estate scorsa, secca: dopo il brevissimo periodo di pioggia a settembre e la nevicata dell’8 dicembre, non abbiamo visto pioggia per tutto l’inverno. Quest’anno, la situazione ci ha spiazzati: il problema siccità derivante dalla diminuzione dei ghiacciai lo conoscevamo, ma non ci si aspettava un periodo di secca invernale così forte.

Questo processo ha causato l’abbassamento delle falde e la disidratazione dei terreni a lungo termine. Il punto di umidità naturale del terreno da 8 metri è passato a 15 metri, quindi neanche alberi grandi e vecchi con radici profonde riescono più a bere. Siamo quindi arrivati a marzo allo stremo, con il grano quasi morto. 

Essendo poi lontani dal mare, non osserviamo un problema di salinizzazione, ma un progressivo inaridimento che è precursore della desertificazione. L’aridità deriva dalla capillarizzazione, ovvero l’evaporazione sotterranea di acqua che risale dagli strati più profondi. 

In più, nelle prime settimane di maggio abbiamo avuto temperature sui 30 gradi con due mesi di anticipo: nessuna delle nostre culture era pronta a sopportarle, con la perdita della maggior parte delle piante messe a dimora in primavera.

Come si sta affrontando la siccità nella Piemontesina?

Avevamo già vissuto un problema idrico qualche anno fa, procedendo con la chiusura dei canali che utilizziamo per irrigare i campi. Molti agricoltori consideravano quel periodo come una situazione momentanea, ma come avevo pronosticato e segnalato, questo fenomeno si sta rivelando costante e sta peggiorando gradualmente anno per anno. Quest’anno, abbiamo attuato un’irrigazione manuale d’emergenza, ma era impensabile riuscire a coprire tutti i 2000 alberi piantati quest’anno senza un sistema automatizzato.

 

“Spero che sia un anno da dimenticare, ma so che bisogna prepararsi: il clima cambia, i ghiacciai scompaiono e la nostra scorta idrica storica non esiste più.”

Federico Citta, La Piemontesina

 

Abbiamo quindi 15 giorni di “spugna” quando inizia a piovere sulle montagne delle valli scavate dal Torrente Orco e del Fiume Dora. Inoltre, abbiamo bisogno di immagazzinare l’acqua per poi usarla quando occorre nei momenti di siccità. Più a lungo termine, stiamo quindi avanzando la richiesta di costruire un pozzo di piccole dimensioni con l’obiettivo di cambiare sistema d’irrigo e creare un sistema di tubi porosi o un impianto a goccia, che finora non era mai servito per evitare la moria che abbiamo visto quest’anno.

Noi stiamo proprio attuando un cambio radicale a livello aziendale: bisogna adattarsi in fretta, se no non si riesce a stare dietro al cambiamento climatico. Abbiamo quindi iniziato a cambiare culture, inserendo per esempio la canapa, pianta molto resistente che ha poco fabbisogno idrico. Questo cambio è radicale, rispetto ad agricoltori che continuano a produrre mais per foraggio per bovini da ingrasso e sottostando a imprese che promuovono l’utilizzo di prodotti chimici.

Quali sono le possibili soluzioni a livello generale?

Per quanto riguarda l’immaganizzazione d’acqua, ad oggi gli invasi privati costano molto e sarebbe conveniente che in futuro ci fossero degli incentivi per promuovere questa pratica. 

D’altra parte, oltre alla scelta di piantare determinate culture, sarebbe utile adottare un minimo di agroforestazione. Quest’anno, siamo rimasti sorpresi dai risultati inaspettati avuti dalla canapa: all’ombra di altri alberi come pioppi o grosse querce le piante sono cresciute di circa un metro in più. Una volta si diceva che l’albero toglie nutrimento e ingombra, ma sembra che con queste temperature più secche succeda il contrario: la teoria di agroforestazione per mitigare le temperature e ombreggiare un po’ più i campi probabilmente non è sbagliata come dicevano una volta. 

Si dovrebbe quindi tornare a piantare alberi sui bordi dei campi coltivati, a discapito di qualche quintale di produzione. Un altro punto è contrastare la deforestazione e aumentare la piantumazione di piante selvatiche. Senza boschi e cespugli non c’è più fauna, non c’è più vita, c’è solo deserto.

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Salvaguardia Ambientale
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Scritto da Alice Spada

Fonti:

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