La biodiversità marina rappresenta uno degli elementi chiave per la stabilità ecologica e per la resilienza degli ecosistemi del mare.
Tuttavia, le recenti ricerche internazionali tracciano un quadro allarmante. Già nel 2021 il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) rilevava come il 30% della superficie nota di praterie di fanerogame marine (tra cui la posidonia oceanica) in tutto il mondo fosse andato perduto a causa delle attività umane. Analogamente, tra il 1870 e il 2019, è scomparso il 50% della copertura corallina di acque calde, una perdita che si è accelerata negli ultimi decenni a causa dell’inquinamento marino, della pesca insostenibile, dell’acidificazione degli oceani e dell’impatto del cambiamento climatico.
Principali cause della perdita di biodiversità marina
Le otto più grandi minacce alla biodiversità marina sono:
l’aumento della temperatura e l’acidificazione degli oceani mettono a rischio i coralli, alterano gli habitat e compromettono la sopravvivenza di molte specie.
la pesca eccessiva impoverisce le popolazioni ittiche e distrugge habitat marini, aggravata da pratiche illegali e catture accidentali di specie non bersaglio.
plastica, sostanze chimiche e scarichi agricoli contaminano gli oceani, danneggiano gli organismi marini e causano fioriture algali che soffocano la vita sottomarina.
infrastrutture, dragaggi e acquacoltura degradano ecosistemi vitali come mangrovie, barriere coralline e praterie marine, riducendo le aree di riproduzione.
il turismo di massa, soprattutto in aree costiere fragili, danneggia barriere coralline, altera i comportamenti degli animali marini e contribuisce all’inquinamento locale.
organismi introdotti in modo accidentale o intenzionale si diffondono rapidamente, sostituiscono le specie locali e destabilizzano gli ecosistemi.
l’intensificarsi di traffico navale, trivellazioni e attività industriali sottomarine produce inquinamento acustico che disturba la comunicazione, la navigazione e la riproduzione di cetacei e altre specie sensibili.
il traffico non regolamentato di specie marine per alimentazione, ornamentazione e medicina contribuisce al declino di organismi già minacciati.
Riforestazione marina: una risposta concreta per proteggere la biodiversità marina
La riforestazione marina attraverso il trapianto di posidonia oceanica e altre specie di ingegneri ecosistemici rappresenta oggi una delle strategie più promettenti per la conservazione della biodiversità marina e il ripristino degli habitat marini.
Questi interventi contribuiscono anche al raggiungimento del Target 30×30, ossia la conservazione di almeno il 30% degli oceani entro il 2030, come previsto dalla Global Biodiversity Framework e dall’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030: La vita sott’acqua, che promuove la protezione e il ripristino degli ecosistemi marini.
La funzione vitale dei posidonieti
Tra gli ecosistemi marini più importanti figurano i posidonieti, praterie sottomarine formate da Posidonia oceanica, una pianta marina endemica del Mar Mediterraneo.
La posidonia oceanica, spiega il CNR, è una pianta marina fondamentale per il sequestro del carbonio, con una capacità di assorbire CO₂ fino a 10 volte superiore alle foreste temperate e 50 volte maggiore rispetto a quelle tropicali.
Nel Mediterraneo, le fanerogame di posidonia oceanica svolgono un ruolo fondamentale nell’immagazzinare carbonio organico. Qui si contano oltre 2 milioni di ettari di praterie di posidonia oceanica distribuiti lungo le sue coste, tuttavia, negli ultimi 50 anni, uno studio di settore ha stimato che sia andato perso già il 34% dell’estensione totale. La causa di questa perdita è principalmente antropica e consiste in pressioni come l’ancoraggio, l’inquinamento e il cambiamento climatico
Il ruolo delle imprese nella salvaguardia della biodiversità marina
Oggi le aziende sono chiamate a contribuire concretamente alla tutela del mare e alla protezione degli ecosistemi marini, soprattutto se hanno individuato l’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030 come materiale nella loro strategia ESG.
Investire in progetti di riforestazione marina permette alle imprese di generare un impatto positivo e misurabile, favorendo la conservazione della biodiversità, contrastando l’inquinamento marino e supportando la transizione verso un’economia blu sostenibile.
Attraverso il coinvolgimento in iniziative di ripristino di foreste sottomarine, le aziende possono contribuire alla salvaguardia del mare, rafforzare la propria responsabilità sociale d’impresa e migliorare la propria rendicontazione di sostenibilità in linea con la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e le metriche legate agli ecosistemi marini.
Pianta una foresta sottomarina con zeroCO2
In zeroCO2 crediamo fermamente che la riforestazione marina sia una delle frontiere più efficaci per la conservazione della biodiversità marina.
Per questo abbiamo sviluppato il progetto “Pianta una foresta sottomarina”, un’iniziativa dedicata alle aziende che vogliono generare un impatto ambientale concreto, contribuendo alla protezione del mare e al ripristino degli habitat marini.
Attraverso questo progetto, le imprese possono sostenere la creazione di nuove foreste di posidonia, favorire la resilienza degli ecosistemi costieri e agire direttamente per il raggiungimento dell’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030.
Più di un semplice impegno ambientale, piantare una foresta sottomarina con zeroCO2 significa entrare in un percorso di azione climatica consapevole, contribuendo a garantire un futuro migliore per gli oceani e per le comunità costiere. Proteggi il mare.










