Lo sviluppo dei centri urbani spesso manca di una pianificazione strategica e sostenibile delle infrastrutture, provocando il degrado degli ecosistemi naturali all’interno e intorno alle zone interessate da questa trasformazione.
In più, le città di oggi affrontano sfide significative legate all’inquinamento, ai cambiamenti climatici e alla qualità della vita dei loro abitati.
Considerando che:
- Le città consumano il 75% delle risorse naturali e producono più del 70% delle emissioni globali di CO2.
- Circa 3,5 miliardi di persone al mondo vive in zone urbane e il 60% della popolazione vivrà in città entro il 2030
promuovere lo sviluppo di città resilienti e sostenibili diventa una questione sempre più rilevante. In questo contesto, ripensare i centri urbani integrando aree verdi e foreste urbane è fondamentale per stabilire modelli di sviluppo sostenibile delle città in ogni paese.
Ma perché piantare alberi in aree urbane e periurbane è importante? Quali sono le sfide della forestazione urbana a livello ambientale e sociale?
Te lo raccontiamo in questo articolo.
Cos’è la forestazione urbana?
La riforestazione urbana, o forestazione urbana, consiste nel processo di piantagione e gestione di nuovi alberi, arbusti e altre piante all’interno dell’ambiente urbano.
Questa pratica non si limita quindi all’azione di piantare alberi in città, ma implica un approccio olistico che comprende la progettazione, creazione e mantenimento di foreste urbane, per esempio, integrando alberi e arbusti lungo le strade, nei parchi, nei cortili delle scuole e addirittura sui tetti degli edifici.
Ma cosa si intende per foresta urbana?
Prima di comprendere cos’è una foresta urbana, facciamo un piccolo recap di come si struttura una città. Come indica la FAO, le città presentano tre componenti strutturali:
- infrastrutture grigie, come, per esempio, case e zone residenziali, edifici pubblici e industriali, strade e parcheggi;
- infrastrutture blu, cioè tutte le zone umide o dov’è presente acqua, come fiumi, laghi o canali anche artificiali;
- infrastrutture verdi, ossia alberi e arbusti, parchi, foreste urbane, orti e giardini.
Per foresta urbana si intende quindi ogni rete o sistema che comprende zone boschive, vegetazione e alberi situati nelle aree urbane. Nelle guidelines sulla silvicultura urbana e periurbana, la FAO definisce le foreste urbane come “la spina dorsale dell’infrastruttura verde delle città”.
Realizzare progetti di forestazione urbana significa rafforzare la presenza di zone verdi e foreste urbane in grado di collegare aree rurali e urbane, trasformare il paesaggio, ridurre l’impronta ambientale dei centri urbani e offrire molteplici servizi ecosistemici.
Nel mondo e in Italia, architetti e paesaggisti si stanno ingegnando per dare vita a foreste urbane integrate nelle città. Prima di parlartene, è però utile comprendere perché piantare alberi in città è importante dal punto di vista ambientale, ma anche sociale.
Perché piantare alberi in città è importante?
La riforestazione urbana soddisfa una serie di scopi essenziali che contribuiscono al benessere delle città, dei cittadini e dell’ambiente in generale.
Ti riassumiamo qui una lista di 6 motivi per cui piantare alberi in città è importante, partendo dalle funzioni che le foreste e il verde urbano ci offrono:
1.Ridurre l’inquinamento dell’aria e produrre ossigeno
Le piante e la vegetazione rilasciano ossigeno dal processo di fotosintesi, ossia quando utilizzano l’energia della luce solare per produrre glucosio dalla CO2 e dall’acqua.
Producendo ossigeno, gli alberi aiutano a migliorare la qualità dell’aria nelle città, ma non solo: riescono infatti anche a filtrare l’aria e a ridurre la quantità di gas inquinanti o tossine nocive che contribuiscono all’aumento del riscaldamento globale e all’insorgenza di malattie respiratorie.
Come indica questo articolo pubblicato su BBC Science Focus, servirebbero 7 o 8 alberi di sicomoro adulto per produrre l’ossigeno consumato da una persona ogni anno. Se consideriamo invece specie che producono più ossigeno, come il faggio, un albero adulto è in grado di rilasciare l’ossigeno sufficiente per far respirare fino a dieci persone. Da qui si comprende come riforestare nelle nostre città e metropoli sia di assoluta importanza.
2. ma anche a diminuire l’inquinamento acustico e luminoso
Le foreste urbane diventano barriere fonoassorbenti naturali che permettono di diminuire l’inquinamento acustico filtrando l’aria. Inoltre, limitano la luce dell’illuminazione stradale, delle auto e delle case, riducendo quindi l’inquinamento luminoso prodotto dai centri abitati.
3. Regolare la temperatura e controllare le isole di calore
La riforestazione urbana aiuta a mitigare l’effetto isola di calore, cioè quel fenomeno di surriscaldamento nelle zone urbane e limitrofe. L’asfalto, gli edifici e qualsiasi tipo di suolo edificato assorbono una grande quantità di calore. Le piante, invece, forniscono ombra naturale, contribuiscono a riflettere i raggi del sole e abbassano le temperature dell’aria circostante, aiutando il clima.
In più, la presenza di piante in città è associata a un minor numero di decessi. Secondo una ricerca dell’Istituto di Barcellona per la Salute Globale (ISGlobal) emerge che una copertura arborea del 30% nelle città risparmierebbe un terzo delle morti legate alle isole di calore.
4. Migliorare l’umore e il benessere psicofisico
La presenza di aree verdi in città contribuisce al benessere psicofisico, riducendo lo stress, favorendo il benessere emotivo e offrendo spazi per la socializzazione e l’attività fisica.
Per questo, le città andrebbero progettate rispettando la regola 3-30-300, principio coniato dal professore olandese Cecil Konijnendijk van den Bosch e graficato da alterales qui.
- 3 sono gli alberi che dovremmo poter vedere dall’abitazione di ciascun abitante
- il 30% dello spazio urbano dovrebbe essere occupato da chiome arboree
- 300 sono i metri che devono esserci tra ogni punto e lo spazio verde più vicino
5. Contrastare i fenomeni di erosione e degradazione del suolo.
Fornendo una copertura organica al suolo, le piante e il verde urbano favoriscono i processi di rigenerazione dei nutrienti e della vita.
6. Aumentare la biodiversità
Gli alberi favoriscono la creazione di habitat per la fauna rendendo le città ecologicamente più bilanciate.
Ostacoli alla forestazione urbana sostenibile
Il verde urbano porta quindi a effetti positivi tangibili per l’ecosistema cittadino non solo dal punto di vista ambientale, ma promuove anche la creazione di un tessuto sociale coeso e migliora la salute umana, animale e vegetale.
Ma è sempre così?
Non proprio. Ci sono delle complicazioni quando le zone verdi non vengono progettate o gestite in maniera efficace, oppure ancora quando non sono accessibili a tutta la popolazione.
Progettazione e cura del verde urbano
Per far sì che il giovamento offerto dalle foreste urbane sia reale, è necessario che gli alberi vengano considerati come infrastrutture viventi nella progettazione delle città e non come addobbi messi per abbellimento per i centri urbani. Significa scegliere specie autoctone e ben adattate, affinché possano resistere all’aumento delle temperature e allo stress idrico che deriva dalla crisi climatica, un po’ come facciamo nei progetti di riforestazione di zeroCO2.
Inoltre, la manutenzione dei progetti di forestazione urbana e della vegetazione è fondamentale farli crescere sani e dargli la possibilità di svolgere tutte le loro funzioni e offrire vantaggi sociali ed ambientali.
Gentrificazione climatica
Dall’altra parte, non sempre le zone urbane sono distribuite in maniera equa nelle città, risultando accessibili solo a una fetta ristretta della popolazione a causa di processi come la gentrificazione climatica.
Se non hai mai sentito questo termine, tranquillə, ti spieghiamo cos’è e perché è fondamentale tenerlo in considerazione per uno sviluppo urbano sostenibile.
Prima di tutto: cos’è la gentrificazione?
Il fenomeno della gentrificazione deriva dalla riqualificazione delle aree urbane degradate che porta ad un aumento del valore reale e percepito degli immobili in una determinata area, causando l’espulsione di cittadini a basso reddito dalla zona dove abitano.
In generale, la gentrificazione climatica concerne quindi il valore di immobili che si trovano in zone più o meno preparate per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Questo fenomeno sta emergendo come una delle sfide più urgenti per una pianificazione urbana sostenibile.
Il termine gentrificazione climatica è stato coniato nel 2018 da tre ricercatori della Harvard University, Jesse Keenan, Thomas Hill e Anurag Gumber, che hanno studiato la relazione tra il valore degli immobili in quartieri più o meno elevati rispetto al mare nella città di Miaimi, a causa dell’innalzamento del livello del mare e l’intensificarsi delle inondazioni. La ricerca ha evidenziato che tra il 1971 ed il 2017 il valore delle proprietà ad alta quota è aumentato, mentre quello delle proprietà più in basso è sceso.
Esiste però un particolare tipo di gentrificazione climatica prettamente legata al verde urbano, che prende il nome di gentrificazione verde.
Tra gentrificazione verde e disuguaglianza di accesso alle foreste urbane
Per gentrificazione verde si intende la gentrificazione causata dalla creazione di spazi verdi su larga scala in quartieri in via di riqualificazione.
Il processo della gentrificazione verde può inavvertitamente (ma inevitabilmente) aumentare il valore delle proprietà nella zona riqualificata e quindi costringere i residenti e cittadini a basso reddito a trasferirsi dalla zona dove abitano ad aree più periferici.
Il circolo delle disuguaglianze diventa un cane che si morde la coda: le fasce della popolazione con meno risorse economiche non possono permettersi di vivere in zone con più natura, salubri e maggiormente preparate a combattere gli effetti del cambiamento climatico.
Come noto, le periferie urbane sono per lo più quartieri residenziali generalmente meno equipaggiati di aree verdi o spazi naturali. Da ciò ne deriva che tra i quartieri di una stessa città può inoltre esistere un’enorme disuguaglianza di accesso alle foreste urbane. Lo studio dell’European Environment Agency rivela che, del 42% dell’area urbana con infrastrutture verdi e blu in Europa solo il 3% è accessibile al pubblico, con diseguaglianze marcate tra i diversi quartieri e città.
Considerando questi ostacoli, risulta evidente come la giustizia sociale debba essere considerata nella pianificazione di città resilienti, inclusive e capaci di adattarsi al cambiamento climatico, concetto condensato nell’obiettivo 11 degli SDGs.
Creare aree verdi accessibili: una responsabilità condivisa
La sfida per la creazione di aree urbane sostenibili necessita quindi di soluzioni innovative e collaborazione tra autorità locali, comunità, organizzazioni ambientali e aziende private.
Proprio per discutere come integrare gli spazi verdi in città, vari enti, organizzazioni, architetti e professionisti nell’edilizia si sono riuniti dal 16 al 20 ottobre 2023 a Washington DC nel secondo World Forum on Urban forests (WFUF), un’iniziativa sviluppata dalla FAO, dal Politecnico di Milano e dalla Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF) volta a promuovere la forestazione urbana per costruire centri urbani sostenibili e resilienti, i cui servizi ecosistemici siano accessibili a tuttə.
E qui entra in gioco anche il supporto di governi nazionali e delle istituzioni sovranazionali.
I finanziamenti del PNRR e la forestazione urbana in Italia: a che punto siamo?
In Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede anche misure per la tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano, con uno specifico investimento del valore di 330 milioni di euro per la riforestazione urbana, compresi i progetti di forestazione nelle città metropolitane, che mirano a trasformare le città italiane in luoghi più verdi e salubri.
Il PNRR prevede una serie di obiettivi da raggiungere nei vari anni, includendo quello di piantare 6,6 milioni di alberi nelle città metropolitane entro il 2026.
Ciò nonostante, la messa a dimora 1.6 milioni di alberi prevista entro dicembre 2022 non è stata rispettata.
In più, diverse città tra cui Milano, Bologna e Firenze non sarebbero riuscite ad accedere ai fondi perché le proposte di forestazione suggerite dal bando non risultano realizzabili a causa della densità abitativa.
Tra il 2021 e 2022 84 milioni di euro sono stati assegnati a 11 delle 14 città metropolitane italiane, prime tra tutte Messina, Roma e Napoli per mettere a dimora un totale di 940 mila piante.
(Fonte immagine: Openpolis)
Progetti virtuosi di riforestazione urbana in Italia
Dagli investimenti, bisogna poi considerare la messa a terra dei progetti di forestazione urbana. Fortunatamente, esistono diversi esempi di riforestazione in città e nelle metropoli, in Italia e all’estero.
Il modello architettonico del Bosco Verticale
Tra i vari esempi di riforestazione urbana in Italia, uno dei più noti è il Bosco Verticale di Milano, un modello architettonico che integra la natura nella progettazione degli edifici targato Stefano Boeri Architetti.
Lo studio di architettura è in prima linea nella promozione di progetti innovativi per la creazione di infrastrutture che integrino non solo la sostenibilità nel loro design, ma anche alberi, vegetazione e nuove aree verdi negli edifici stessi.
Come riporta qui lo studio di architettura, “Il Bosco Verticale è l’edificio-prototipo di una nuova architettura della biodiversità, che pone al centro non più solo l’uomo, ma il rapporto tra l’uomo e altre specie viventi.”
Sulla base del bosco verticale, la Stefano Boeri Architetti ha dato vita alla Trudo Vertical Forest ad Eindoven, una costruzione che “rappresenta il primo esempio di unione tra la progettazione a Bosco Verticale all’edilizia sociale,” rendendo i benefici delle foreste urbane accessibili a cittadini con background economici diversi tra loro e includendo quindi anche inquilini a basso reddito.
Riqualificazione di parchi metropolitani
Nella città metropolitana di Milano ci sono altri casi di riqualificazione virtuosa. Per esempio, il Parco Nord a Milano è stato trasformato da un’ex area industriale in un vasto spazio verde che ospita migliaia di alberi, offrendo ai cittadini un luogo di ricreazione e relax.
Noi di zeroCO2, insieme al partner locale Soulfood Forestfarms Hub Italia, abbiamo sviluppato un progetto di agroforestazione urbana rigenerativa con l’obiettivo di trasformare i 40 ettari di terreni abbandonati nel Parco della Vettabbia, nella zona di Vaiano Valle a sud di Milano, entro il 2030.
L’obiettivo è quello di dare vita a un progetto agricolo in grado di rigenerare il suolo e supportare le persone rispettando i principi di produzione agricola rigenerativa, biologica e circolare.
Puoi esplorare i progetti di forestazione sulla mappa.
Il piazzale del Cinquecento a Roma Termini
Un progetto in divenire sta anche interessando il piazzale di fronte alla stazione di Roma Termini. Il piazzale del Cinquecento verrà infatti completamente ridisegnato secondo i principi di architettura verde, piantando centinaia di nuovi alberi, pedonalizzando le vie e ripensando la viabilità di bus e Taxi.
Il progetto è portato avanti da un gruppo di studi di architettura vincitori del bando, tra cui: TVK , IT’S, ARTELIA Italia, NET Engineering, Michela Rustici, Latitude Platform for Urban Research and Design.
La fine dei lavori è prevista entro la fine del 2024 in vista del Giubileo, anno in cui centinaia di persone accorreranno alla capitale.
Per una forestazione urbana responsabile
Tutti questi esempi di progetti e azioni di forestazione in città suggeriscono che adottare strategie di forestazione urbana responsabile è possibile.
Ma, sopratutto, sottolineano come integrare modelli di foresta urbana ed evitare la gentrificazione verde sia una sfida dei nostri tempi, considerando l’aggravarsi della crisi climatica in atto.
È quindi urgente cambiare il nostro modo di vedere e vivere le città, con meno cemento e più foreste.
Ma è ancora più importante progettare soluzioni ponderate per sviluppare foreste urbane, aree verdi, parchi o strade alberate accessibili. Solo così potremo costruire città inclusive e sostenibili, dove l’ambiente si riprende lo spazio che gli è stato tolto.
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