L’impatto ambientale della produzione alimentare
Prima di iniziare con tutti i consigli per un’alimentazione sostenibile, scopriamo qualche dato sugli impatti ambientali della produzione di cibo.
La produzione di cibo è responsabile di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra. Di queste emissioni:
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- il 30% proviene dall’allevamento e dalla pesca
- il 27% dall’agricoltura (sia per l’uomo sia per gli animali)
- il 24% dall’uso del suolo (sia per allevamento sia per agricoltura)
- il 18% dal trasporto, dal packaging e dalla trasformazione del cibo.
Quando parliamo di impatto ambientale a livello di produzione, consideriamo delle stime generali consapevoli che ogni alimento può avere un impronta diversa seconda del metodo e del luogo di produzione.
Ma queste variazioni non cambiano i principi per diminuire l’impatto delle nostre scelte alimentari sul pianeta e adottare un’alimentazione sostenibile.
Qual è l’impatto ambientale degli alimenti?
Partiamo dalle basi:
Ogni alimento ha un impatto ambientale che viene stimato considerando tutto il suo ciclo di vita. Dalla produzione, la trasformazione, l’imballaggio, il trasporto, gli scarti e lo smaltimento finale.
Gli impatti ambientali della produzione di cibo sono di tre tipi:
- Impronta del carbonio (emissioni di CO2 prodotte)
- Impronta ecologica (superficie di terra o mare utilizzata)
- Impronta idrica (risorse idriche consumate o inquinate).
🥩 L’impatto ambientale della carne di manzo (uno dei più elevati) deriva dal:
- consumo di suolo necessario per coltivare il foraggio per nutrire gli animali
- dall’acqua consumata
- dallo spazio occupato dall’allevamento,
- dalle emissioni di CO2 e metano prodotte dagli animali
- dall’energia che alimenta i macchinari necessari alla produzione
- dal trasporto per la distribuzione della carne ecc.
🌾 L’impatto ambientale dell’agricoltura deriva principalmente dal consumo di suolo, spesso con la deforestazione di vaste aree per fare spazio a monocolture, causando una forte perdita di biodiversità, dall’uso di fertilizzanti e antiparassitari chimici e dal consumo di acqua in grandi quantità.
🗑 Anche lo spreco di cibo ha un impatto pesantissimo sull’ambiente, con una stima FAO di 3,3 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno: più delle emissioni totali dell’India e poco meno di quelle degli Stati Uniti.
Già da qui avrai compreso che gli alimenti che mettiamo nel carrello hanno impatti molto diversi tra di loro e le nostre scelte alimentari possono fare la differenza. Ma scopriamo di più.
Quali alimenti sono più sostenibili?
Scopriamo qui il calcolo dell’impronta ecologica delle varie categorie di alimenti, dal meno al più impattante.
La buona notizia è che questa “classifica” sulla sostenibilità degli alimenti corrisponde alla piramide alimentare della sana alimentazione raccomandata dalle linee guida delle istituzioni che si occupano di alimentazione e salute umana.
Dal calcolo della carbon footprint delle diverse categorie alimentari ne sono usciti vincenti tutti gli alimenti vegetali:
- Frutta
- Verdura (non coltivata in serra)
- Legumi
- Cereali
- Semi
I prodotti vegetali costituiscono la parte preponderante di una dieta sostenibile, perché hanno un impatto ambientale molto basso o comunque significativamente più basso rispetto agli alimenti di origine animale: tutte queste categorie restano sotto i 2 kg di CO2 emessa per kg di alimento prodotto.
Fa eccezione solo il riso, che arriva quasi a 5 kg.
Tra gli alimenti di origine animale, hanno una migliore impronta ecologica i derivati animali (uova, formaggi, latticini) e il pesce, che vanno dai 5 kg di emissioni per kg di uova fino ai circa 20 kg di emissioni di formaggi e latticini.
L’impatto ambientale del pesce si aggira in media sui 5kg. Ma varia moltissimo a seconda delle tecniche di allevamento e pesca utilizzate.
Controllare sulle etichette il codice della zona FAO di provenienza del pesce permette di selezionare quello proveniente da aree in cui la normativa vigente garantisce la sostenibilità (una su tutte quella del Mediterraneo, FAO 37).
Inoltre, scegliere pesci di stagione ed evitare di consumare solo quelli più comuni (tonno, salmone e branzino) permette di stare alla larga dagli allevamenti ittici intensivi e di diminuire la pressione su alcuni mari e su alcune razze.
In fondo alla classifica della sostenibilità alimentare si colloca la carne, nel seguente ordine dalla meno impattante alla più impattante:
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- Pollo e altri avicoli
- Suino
- Manzo
L’allevamento dei bovini ha un impatto pesantissimo sul consumo di risorse come suolo, di acqua e di prodotti agricoli e genera elevate emissioni di CO2: circa 60 kg per kg di carne prodotta. La carne rossa, perciò, va eliminata o ridotta al minimo all’interno della dieta, soprattutto nella sua versione processata (salumi e insaccati).
Cos’è l’alimentazione sostenibile
L’IPCC definisce come alimentazione sostenibile quella che si basa su diete che:
- promuovono tutte le dimensioni della salute e del benessere degli individui
- hanno un basso impatto ambientale
- sono accessibili, sicure ed eque
- e sono culturalmente accettabili
Nella pratica, le diete basata sull’alimentazione sostenibile sono quelle che “presentano alimenti a base vegetale, come quelli a base di cereali, legumi, frutta e verdura, noci e semi e alimenti di origine animale prodotti in sistemi resilienti, sostenibili e a basse emissioni di gas serra”.
L’alimentazione sostenibile, perciò, è sì quella che ha il minore impatto sull’ambiente, ma in senso più ampio è anche quella che:
- permette a più persone possibili di accedere al cibo secondo il proprio fabbisogno
- riduce le disuguaglianze
- stimola nuovi modelli economici di produzione alimentare
- promuove la salute umana sotto tutti gli aspetti, da quello biologico a quello psicologico, sociale e culturale.
A proposito di alimentazione sostenibile e cambiamento climatico
Una recente indagine del CREA (ente di ricerca del Ministero dell’Agricoltura) ha rilevato che gli italiani sono poco consapevoli dell’impatto ambientale delle loro scelte alimentari e non hanno un’idea chiara delle caratteristiche di un’alimentazione sostenibile.
L’aumento mondiale della popolazione e quindi della domanda di cibo insieme all’accelerazione dei cambiamenti climatici rendono urgente l’acquisizione di tale consapevolezza, perché modificare le proprie abitudini alimentari è un’azione che ogni individuo dovrebbe compiere per dare il proprio contributo alla lotta per la salute del pianeta e dei suoi abitanti.
Dieta onnivora, vegetariana, vegana: impatti a confronto
Alla luce dei dati esposti finora, la dieta vegana risulta senza dubbio quella con il minore impatto ambientale.
Nell’ambito delle scelte alimentari vegane esistono elementi a cui fare attenzione: per esempio, bisogna evitare di esagerare con i prodotti processati e dal packaging pesante, che rendono una dieta vegana molto più facile da seguire ma anche molto meno sostenibile e salutare.
Un’alimentazione sostenibile deve però anche essere anche conciliabile con il benessere psicofisico e sociale degli individui: non sempre una dieta vegana è adattabile alle possibilità economiche e fattori legati alla cultura, socialità, condizioni fisiche o stile di vita del singolo.
Secondo studi recenti, ridurre la propria impronta ecologica è però possibile anche senza passare a una dieta completamente vegana dall’oggi al domani: è però fondamentale iniziare ad introdurre piccoli cambiamenti alle proprie abitudini alimentari per ridurre il proprio impatto sul pianeta.
Per esempio, uno studio pubblicato su Nature evidenzia che “sostituendo solo il 10% dell’introito calorico quotidiano proveniente da manzo e carne processata con frutta, verdura, frutta secca, legumi e pesce selezionato potrebbe offrire sostanziali miglioramenti della salute […] e il 33% di riduzione della carbon footprint della dieta”.
La stessa rivista ha pubblicato uno studio che stima un 70% in meno di impatto ambientale complessivo per la dieta vegana rispetto a una dieta onnivora, includendo quindi non solo per la carbon footprint, ma anche per gli altri indicatori.
È importante notare, però, come lo stesso studio evidenzi che non tutte le diete onnivore sono uguali: se il consumo di carne è pari o inferiore a 350-500 g a settimana, l’impatto diventa simile a quello di una dieta vegetariana, ovvero la metà di quello di una persona onnivora che consuma in media 100 g di carne al giorno o più.
Il punto di partenza ottimale per è il cambiamento di poche e piccole abitudini per volta, cercando nuovi piatti e alimenti da introdurre nella propria routine alimentare: una buona occasione per farlo è il Veganuary, l’iniziativa che promuove la sperimentazione di un’alimentazione vegetale nel mese di gennaio e che riempie il web e i social media di idee e ricette per mangiare più vegetale.
Le 3 regole dell'alimentazione sostenibile: 1. consumare meno alimenti, 2. sprecare meno cibo, 3. preferire prodotti vegetali.
Consigli generali per guidare le tue scelte alimentari
Avere un’alimentazione sostenibile è possibile e soprattutto è anche una delle azioni concrete più significative che , come singolo, puoi fare per contribuire a ridurre l’impatto della vita umana sul pianeta.
Per ridurre l’impatto delle proprie scelte alimentari è utile considerare tre regole per un’alimentazione sostenibile:
- consumare meno alimenti
- sprecare meno cibo
- preferire prodotti vegetali rispetto a quelli di origine animale.
Ma cosa fare nel pratico?
Ecco alcuni consigli pratici da utilizzare come linee guida per scelte alimentari sostenibili e semplici:
- Pianificazione del menù settimanale, almeno a grandi linee, per fare una spesa consapevole, evitare sprechi e avere un’alimentazione bilanciata
- Ridurre pian piano il consumo di carne rossa, relegandolo a occasione
- Sperimentare ricette a base vegetale originali e gustose, spezzando lo stereotipo che riconduce verdure e legumi a un “dovere” o a una “punizione”
- Utilizzare il congelatore per evitare sprechi e ottimizzare i tempi di preparazione dei pasti
- Conoscere e rispettare il proprio fabbisogno nutrizionale.
Un ultimo consiglio è quello di stare alla larga dai falsi miti. Le scelte alimentari determinanti per l’ambiente e importanti per la salute umana sono ormai note e relativamente semplici; quindi, seguire la moda green e/o alimentare del momento o complicare le cose con analisi scientifico-matematiche sul singolo alimento non sono strategie utili per costruire un’alimentazione sostenibile.







