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Riforestazione per la produzione di carbon credit

Carbon credits per compensare le emissioni aziendali: cosa sono e come funzionano

La lotta contro i cambiamenti climatici richiede approcci innovativi e strategie efficaci. I carbon credits rappresentano un’opportunità unica per le aziende di investire in progetti sostenibili e ridurre le loro emissioni. In questo articolo, esploreremo le opportunità, le sfide e le implicazioni della compensazione delle emissioni tramite crediti di carbonio.

Redazione di zeroCO2 8 min di lettura

Crediti di carbonio: il contesto attuale

I carbon credits, detti anche certificati CO₂, nascono come parte delle politiche globali per contrastare i cambiamenti climatici, incentivando la riduzione e la rimozione delle emissioni di gas serra.

Oggi, con un numero crescente di aziende che si impegna a raggiungere la Carbon Neutrality o il Net Zero, il mercato dei crediti di carbonio continua a crescere rivelandosi uno strumento importante nel processo di transizione ecologica.

Una spinta considerevole in questa direzione viene adesso anche dalla nuova direttiva europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) la quale richiede alle aziende di rendicontare dettagliatamente le proprie performance di sostenibilità, inclusi gli impatti ambientali e le strategie per ridurre le emissioni di gas serra. È qui che i carbon credits giocano un ruolo chiave, poiché possono essere utilizzati dalle aziende per compensare le proprie emissioni residue “hard to abate” e dimostrare un impegno attivo verso la riduzione della propria impronta di carbonio.

L’ESRS (European Sustainability Reporting Standards), l’insieme dei nuovi standard europei per la rendicontazione della sostenibilità, infatti, riconosce (E 1-7 GHG removals and GHG mitigation projects financed through carbon credits) che finanziare progetti di riduzione o rimozione del carbonio al di fuori della catena del valore aziendale tramite l’acquisto di crediti di carbonio che soddisfano elevati standard di qualità può essere un utile contributo alla mitigazione del cambiamento climatico. Tuttavia, le aziende che rientrano nell’ambito di applicazione della CSRD dovranno comunicare le proprie emissioni separatamente dagli eventuali crediti di carbonio acquistati, per garantire la trasparenza e impedire la falsa rappresentazione dei dati.

Anche la Science Based Targets initiative prevede la possibilità di compensare una minima parte delle emissioni residue difficili da abbattere attraverso l’uso dei carbon credits. Se ne deduce che il processo di compensazione delle emissioni di gas serra tramite il sistema dei crediti di carbonio deve essere sempre considerato come complementare e non sostitutivo della strategia di decarbonizzazione che va perseguita dalle aziende.

Carbon credit e riforestazione
Crediti di carbonio e co-benefici sociali

Cosa sono i carbon credits e come funzionano?

Un carbon credit, o credito di carbonio, rappresenta un certificato negoziabile che consente alle aziende di emettere una tonnellata di CO₂.

Il denaro speso per acquistare questi crediti viene investito in progetti sostenibili che contribuiscono alla riduzione e rimozione delle emissioni di gas serra, sostenendo così la lotta contro i cambiamenti climatici.

Il meccanismo alla base dei carbon credits è semplice: chi emette CO₂ finanzia progetti che riducono o assorbono un volume equivalente di gas serra dall’atmosfera all’interno del mercato volontario (VCM). Questi progetti spaziano dalla riforestazione, che sequestra CO₂, agli impianti di energia rinnovabile come solare o eolico, che evitano l’uso di combustibili fossili, fino alla cattura e stoccaggio del carbonio, una tecnologia che cattura la CO₂ e la conserva in modo sicuro.

I progetti all’interno del VCM sono certificati da enti come Verra, Gold Standard o Plan Vivo, che verificano le emissioni ridotte o evitate e rilasciano crediti corrispondenti. Ogni credito di carbonio equivale dunque a una tonnellata di CO₂ non emessa o rimossa dall’atmosfera.

I crediti possono essere scambiati su mercati regolamentati o volontari. Una volta utilizzati per compensare le emissioni, sono annullati in un registro pubblico, garantendo trasparenza e prevenendo l’uso multiplo dello stesso credito.

Nel nostro Paese, il D.L. 24 febbraio 2023, n. 13, convertito in legge n. 41/2023, ha istituito il Registro pubblico dei crediti di carbonio volontari per il settore agroforestale italiano. Questo registro valorizzerà le pratiche agroforestali nazionali che favoriscono l’assorbimento e lo stoccaggio del carbonio, riconoscendo crediti di carbonio italiani.

Ogni credito di carbonio equivale a una tonnellata di CO₂ non emessa o rimossa dall'atmosfera.

Il Carbon Offsetting: carbon credits per compensare le emissioni di CO₂

La pratica attraverso la quale le aziende compensano le proprie emissioni di gas serra investendo in progetti che riducono o rimuovono CO₂ dall’atmosfera prende il nome di Carbon Offsetting.

Poiché i gas serra si disperdono uniformemente nell’atmosfera, la riduzione delle emissioni è vantaggiosa per il clima indipendentemente da dove avviene. Quando queste riduzioni equivalgono alle emissioni generate, si raggiunge la cosiddetta “Carbon Neutrality“.

Per essere efficace, la compensazione delle emissioni di CO₂ deve soddisfare specifici criteri. In particolare, i progetti devono essere concreti e misurabili, ovvero in grado di fornire riduzioni di gas serra dimostrabili attraverso metodi scientifici solidi. Devono inoltre essere addizionali, cioè garantire una riduzione delle emissioni che non si sarebbe ottenuta senza l’iniziativa, permanenti e privi di perdite, ovvero senza generare emissioni altrove e garantendo altri co-benefici di natura ambientale o sociale.

Esistono due principali tipologie di progetti di Carbon Offsetting: nature-based solutions e technology-based solutions.

  • Le soluzioni basate sulla natura si fondano su processi naturali, come la riforestazione o la conservazione delle foreste per assorbire CO₂
  • Le soluzioni basate sulla tecnologia utilizzano tecnologie innovative, come la cattura e lo stoccaggio del carbonio.

Infine, affinché le compensazioni siano valide, devono essere monitorate e certificate da enti indipendenti e credibili, garantendo che i benefici climatici siano reali e duraturi. Un numero crescente di organizzazioni fornisce standard di qualità per assicurare la trasparenza e l’efficacia di questi progetti, che rappresentano una componente essenziale nelle strategie per la neutralità climatica.

Carbon removal vs carbon avoidance

Quando si parla di mitigazione del cambiamento climatico, è fondamentale distinguere tra due tipi di approcci: Carbon Removal e Carbon Avoidance (tradotto letteralmente: rimozione del carbonio e riduzione del carbonio).

Entrambi gli approcci sono strategici nella lotta ai cambiamenti climatici: il Carbon Avoidance offre un impatto immediato, impedendo nuove emissioni, mentre il Carbon Removal è essenziale nel lungo termine per rimuovere le emissioni già accumulate.

Quando e come nascono i crediti di carbonio?

Scopriamo insieme la storia dei carbon credits: dal Protocollo di Kyoto a oggi

Il concetto di carbon credits ha preso forma ufficiale con il Protocollo di Kyoto, adottato nel 1997 e entrato in vigore nel 2005. Questo trattato internazionale aveva l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra da parte dei Paesi industrializzati. Tre meccanismi chiave introdotti dal Protocollo di Kyoto hanno stabilito le basi per il mercato dei carbon credits:

  • International Emission Trading (IET): i Paesi con obblighi di riduzione delle emissioni potevano commerciare tra di loro i permessi di emissione (o crediti di carbonio).
  • Clean Development Mechanism (CDM): permetteva ai Paesi industrializzati di finanziare progetti di riduzione delle emissioni nei Paesi in via di sviluppo, ottenendo in cambio crediti di carbonio.
  • Joint Implementation (JI): Consente ai Paesi industrializzati di realizzare progetti di riduzione delle emissioni in altri Paesi industrializzati.

Nel 2005, l’Unione Europea ha lanciato l’EU ETS, un mercato regolamentato che copre settori come l’energia e l’aviazione. Contemporaneamente in quegli anni nasce il VCM (Voluntary Carbon Market) dove aziende e individui potevano compensare le loro emissioni finanziando progetti di riforestazione o energie rinnovabili.

Successivamente, nel 2015, l’Accordo di Parigi (art. 6) ha rafforzato il commercio di carbon credits, che nel documento vengono definiti “risultati della mitigazione”, incentivando strategie flessibili per ridurre le emissioni.

Negli ultimi anni, critiche riguardanti il greenwashing e la trasparenza hanno portato a richieste di standard di certificazione più rigorosi e all’adozione di sistemi blockchain per garantire l’integrità dei progetti, in un mercato comunque destinato a crescere. Un’analisi McKinsey stima che nel 2030 la domanda totale prevista di carbon credits da progetti per la rimozione della CO₂ (Carbon Dioxide Removal – CDR) potrebbe arrivare a compensare fino a 100 milioni di tonnellate di CO₂.

· Aggiornato il 4 agosto 2026

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