Cosa significa riforestazione?
Riforestare non significa solo “piantare alberi,” ma ripristinare aree degradate o deforestate del tutto o in parte.
L’idea più diffusa della riforestazione è drasticamente semplicistica.
La riforestazione, invece, consiste nel ripristino ponderato di interi ecosistemi distrutti per lo più per la conversione delle superfici boschive in terreni agricoli monocolturali o pascoli.
Il processo di rimboschimento richiede quindi un intervento strutturale molto più complesso.
Una foresta, infatti, non è “solo” un insieme di alberi, ma anche un sistema di interazioni tra specie animali e vegetali, terreni, condizioni climatiche e microrganismi che vivono in un delicato equilibrio di influenze reciproche.
Ecco perché rimuovere anche un solo tassello da uno di questi sistemi complessi può creare stravolgimenti, infinitesimali o macroscopici, i cui effetti si manifestano su più livelli sia nell’ambiente naturale che nella società umana.
Ambiente e persone sono infatti strettamente collegate: non è possibile pensare una società umana slegata dal suo ambiente naturale, una connessione che forse abbiamo iniziato a comprendere a livello globale solo negli ultimi anni.
La riforestazione, quindi, non si limita solo a piantare qualche albero in zone rurali o tra l’asfalto delle città senza una pianificazione previa, ma richiede uno studio più approfondito delle condizioni del suolo, la scelta di specie ben adattate e la comprensione del valore sociale e culturale degli alberi per le società dove vengono piantati.
Deforestazione e riforestazione: una lotta impari
La sensibilizzazione sui danni del disboscamento selvaggio viene portata avanti ormai da decenni da associazioni ambientaliste, istituzioni, attivisti e cittadini.
Le conseguenze della deforestazione sulla natura e sull’uomo sono troppo evidenti e non possono restare ignorate.
Secondo i dati FAO, tra il 1990 e il 2020, il tasso di deforestazione nel mondo è diminuito, mentre più del 90% delle foreste del mondo si sta rigenerando naturalmente.
Ma il problema è che entrambi gli indicatori si muovono troppo lentamente.
La rigenerazione naturale delle foreste non riesce a tenere il passo con il ritmo della deforestazione che ancora continua, alla velocità di 4,1 milioni di ettari di foresta tropicale primaria all’anno (dati 2022). Ecco perché, nonostante le notizie positive, è ancora così importante potenziare le attività di riforestazione e ridurre quelle di deforestazione: la natura, da sola, non ce la fa.
A cosa serve la riforestazione? Ragioni e benefici
La riforestazione serve a contrastare la deforestazione, questo è chiaro a tutti. Spesso manca, però, una vera consapevolezza sulle ragioni dell’urgenza di questa lotta, che vada oltre gli slogan green e materializzi la concretezza dei problemi legati alla deforestazione e le soluzioni attuabili con la riforestazione.
La riforestazione serve a restituire all’ambiente naturale quelle condizioni fondamentali per la sua stabilità e prosperità, che sono a loro volta indispensabili per la vita dell’uomo sulla Terra. Le foreste, infatti, svolgono per l’umanità diversi tipi di servizi ecosistemici irrinunciabili.
Più nello specifico, i benefici del ripristino delle foreste si declinano in vari aspetti ambientali e sociali. Il punto a cui sono arrivati i cambiamenti climatici e le loro conseguenze rendono questi benefici tutt’altro che trascurabili, seppure non risolutivi.
Molto concretamente, dalle foreste derivano innanzitutto benefici materiali come cibo, acqua, legno, combustibili e altre materie prime, su cui alcune comunità basano la propria economia e/o sopravvivenza.
Meno nota ma altrettanto importante è la funzione di regolazione del ciclo dell’acqua svolta dalle foreste. Le chiome, i rami e le radici degli alberi, infatti, immagazzinano e rilasciano vapore acqueo, influenzando le precipitazioni.
Per farlo, hanno bisogno di energia, che prelevano dall’ambiente contribuendo ulteriormente all’abbassamento della temperatura terrestre.
Di una crucialità sempre più evidente è il ruolo delle foreste nella protezione del suolo.
Ostacolando il flusso delle precipitazioni abbondanti e riducendo l’esposizione del terreno all’erosione, gli alberi limitano il rischio idrogeologico, scongiurando frane, smottamenti e allagamenti, e tutelano la fertilità dei terreni.
Proteggendo il suolo, inoltre, le foreste limitano l’inquinamento delle falde acquifere da cui ricaviamo l’acqua potabile.
Le foreste ospitano più dell’80% delle specie terrestri di animali, piante e insetti, e sono quindi un baluardo della biodiversità.
Abbiamo già accennato come la tutela della biodiversità non sia un vezzo ambientalista o un imperativo morale legato alla volontà di proteggere gli altri organismi viventi, ma sia una vera e propria necessità per mantenere gli equilibri di ogni ecosistema e fra ecosistemi naturali su cui si basa la vita di tutti gli esseri viventi, uomo compreso.
Ultimo ma non ultimo, alle foreste sono legate l’identità culturale, la spiritualità e la forza politica di molte comunità che vivono (o vivevano) in stretto contatto con esse, perciò la riforestazione sostiene la difesa dei diritti di tali popolazioni.
Guida alla riforestazione: come si fa e come non si fa?
Riforestazione sì, ma non indiscriminata e a qualsiasi costo, infatti abbiamo parlato di ripristino “ponderato” di ecosistemi. Una riforestazione attuata senza adeguata progettazione può essere, se non dannosa, davvero poco utile (ce lo spiegava in questo articolo Guido Cencini, Carbon & Forestry manager di zeroCO2).
Per questo, la Commissione Europea ha stilato delle linee guida per guidare gli interventi di riforestazione.
Ma quindi: Cosa fare e cosa evitare per creare progetti di riforestazione davvero utili?
Analizziamo a continuazione come attuare interventi di riforestazione che siano veramente utili al pianeta e alle persone, comprendendo anche quali sono invece gli errori che possono far naufragare o rendere dannosa un’operazione di riforestazione.
Come si fa la riforestazione
Un’operazione di riforestazione richiede studi e valutazioni approfonditi portati avanti da professionisti che lavorino in sinergia con le comunità locali e seguano alcuni principi fondamentali:
- Scegliere con criterio il luogo dove agire, analizzandone le specificità e le condizioni del suolo e verificando gli effettivi benefici ambientali che vi produrrebbe la piantumazione di alberi. Le aree tropicali deforestate e le aree urbane sono quelle in cui i benefici risultano particolarmente significativi.
- Selezionare le specie vegetali corrette in base alle condizioni di ogni area da riforestare, proteggendo gli endemismi, evitando le specie invasive e verificando le interazioni fra specie e fra ecosistemi contigui.
- Valutare la disponibilità di sementi autoctone e infrastrutture e calcolare i diversi tempi di crescita, per creare sistemi agroforestali bilanciati
- Indagare i sistemi di produzione e consumo locali e le strutture sociali, per valutare l’impatto della riforestazione sugli stessi ed evitare che tornino a manifestarsi le cause della deforestazione (per esempio i conflitti economici).
- In ambito urbano, inserire la riforestazione all’interno della progettazione urbana degli spazi verdi più generale e non con un approccio limitato.
Quando la riforestazione diventa controproducente
Gli errori da evitare in un’iniziativa di riforestazione si possono riassumere in cinque punti
- Promuovere una generica piantagione di alberi da parte di attori non professionisti.
- Piantare una sola specie vegetale, causando la degradazione del terreno e l’impoverimento della biodiversità.
- Riforestare un’area da zero senza considerare l’ecosistema precedente.
- Avviare un progetto di riforestazione senza la certezza della disponibilità delle risorse finanziarie, materiali e umane necessarie.
- Riforestare senza contestualizzare, stravolgendo un assetto urbano o una struttura socioeconomica.
- Un errore che può compromettere anche attività di riforestazione condotte con tutti i crismi, infine, è la mancanza di un monitoraggio adeguato sull’andamento dell’operazione e sui suoi effetti, che si manifestano lentamente nel tempo e si ramificano in molte direzioni.
Riforestazione: dagli aiuti istituzionali ai progetti di riforestazione sul campo
La riforestazione è un tema all’ordine del giorno delle attività dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite per il contrasto al cambiamento climatico, soprattutto nell’Obiettivo 15 dello Sviluppo Sostenibile: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre.
Con il Green Deal Europeo, l’UE ha chiesto agli Stati membri l’impegno di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030. Nell’ambito del PNRR consistenti finanziamenti sono dedicati a progetti di riforestazione (puoi leggere di più in questo e questo articolo) riguardo ai quali l’Italia è in difficoltà sia dal punto di vista del rispetto dei tempi, sia da quello della gestione delle risorse.
Ma non disperiamo.
Ci sono poi le società come zeroCO2 che portano avanti progetti di riforestazione anche nel resto del mondo, ovvero dove ce n’è più bisogno, nelle aree sottoposte a più intensa deforestazione (Sud America, Africa Centrale, Sud-est asiatico), che corrispondono anche ai Paesi con meno risorse per far fronte ai cambiamenti climatici e per opporsi al depauperamento delle loro terre e all’oppressione sociale che ne deriva.







