Dovute premesse
La riforestazione, o rimboschimento, consiste nella piantagione di nuovi alberi per il ripristino di aree private del tutto o parzialmente della loro copertura vegetale originaria. Si tratta di interventi complessi che, se condotti sulla base di un’accurata progettazione e accompagnati da un costante monitoraggio, generano importanti benefici a breve e lungo termine.
Benefici per l’ambiente, per le persone o per entrambi? La risposta corretta è entrambi. Anzi, la vera risposta è che questa separazione ontologica andrebbe messa in discussione perché implica la possibilità di separare le persone dall’ambiente in cui vivono, e da cui dipende la qualità della loro vita.
La crisi ecologica che stiamo vivendo è intrinsecamente una crisi umana (e a considerarne gli impatti, umanitaria). A partire dalle cause – modelli di produzione e consumo che si alimentano di fonti non rinnovabili e di ingiustizia – fino alle conseguenze, che attraverso il degrado ambientale colpiscono tutta l’umanità, ma prima e con più forza i paesi meno colpevoli e attrezzati per affrontarle.
Nel momento in cui si mettono in campo delle strategie risolutive, esse non dovrebbero essere o ambientali o sociali. Oggi parliamo di riforestazione proprio in virtù di come essa abbia un impatto positivo trasversalmente a queste due presunte categorie. È una questione di efficienza, ma anche un imperativo morale.
La riforestazione: ecosistemi per le persone
Secondo lo Special Report on Climate Change and Land prodotto sotto l’egida delle Nazioni Unite “la protezione delle foreste e la riduzione del degrado forestale è l’opzione di mitigazione [dei cambiamenti climatici] che ha il potenziale più elevato anche in termini di benefici ambientali e sociali.” Insomma, una singola azione da cui sgorgano innumerevoli esternalità positive, per usare il gergo degli economisti.
Come abbiamo spiegato, non possiamo parlare di due categorie di impatto – ambientali e sociali – senza considerare la loro permeabilità. Una foresta è un ecosistema che offre preziosi servizi ecosistemici, tra cui la regolazione del clima, del ciclo idrologico e la difesa della biodiversità. Servizi che vanno, più o meno direttamente, a beneficio dell’umanità.
Una distinzione forse più utile sarà quella tra i benefici che la riforestazione apporta a tutte le persone indistintamente attraverso l’ambiente e come la riforestazione si inserisca in pattern di disuguaglianza sociale.
Infrastrutture naturali
Ripristinare le foreste distrutte o degradate significa rigenerare potenti infrastrutture naturali con impatti significativi sia a livello locale che globale.
Il recentissimo bollettino prodotto dal programma per l’osservazione delle terra dell’UE, Copernicus, non lascia dubbi sulla gravità della situazione. “Il mese di settembre 2023 è stato il più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura media dell’aria in superficie di 16.38°C”, quasi 1° in più rispetto alla media di settembre del periodo 1991-2020 e mezzo grado sopra il precedente record del 2020. In un contesto in cui ritardare l’azione climatica non è più pensabile, la riforestazione è una delle migliori strategie che abbiamo a disposizione per contrastare i cambiamenti climatici a livello globale (ne abbiamo scritto approfonditamente qui).
Le foreste, infatti, agiscono come “pozzi” naturali di carbonio, assorbendo parte delle emissioni di co2 che rilasciamo in atmosfera e attenuando quindi gli squilibri del clima. Secondo il rapporto di novembre 2021 del Global Carbon Project, ogni anno le foreste mondiali assorbono il 25-30% delle emissioni di gas serra antropogeniche. Una percentuale cui non possiamo rinunciare e che dobbiamo puntare ad accrescere. Come? Proteggendo le foreste esistenti, ripristinandole laddove siano state distrutte e, ultimo ma non per importanza, riducendo drasticamente le emissioni di gas serra globali.
Pensare che l’importanza di una foresta si limiti al temperamento del surriscaldamento globale è riduttivo, per quanto un errore comune. Le foreste svolgono anche una serie di funzioni essenziali legate alla regolazione del ciclo dell’acqua, alla fornitura di acqua pulita e alla protezione del suolo.
Innanzitutto, le foreste giocano un ruolo insostituibile nel ciclo di quella che viene definita “acqua verde”. Regolano le precipitazioni, l’evaporazione e i flussi – non solo a livello regionale ma anche continentale – attraverso l’immagazzinamento e il rilascio di vapore acqueo da parte delle chiome, dei rami e delle radici. Per portare a termine questi processi, gli alberi prelevano energia dall’ambiente, producendo un significativo raffreddamento che può arrivare a determinare una riduzione di 5-10 °C della temperatura di superficie.
Una foresta in salute, inoltre, riduce il rischio di dissesto idrogeologico. Quando si verificano precipitazioni abbondanti, infatti, le chiome degli alberi bloccano e rallentano il deflusso, permettendo al terreno di assorbire l’acqua nelle falde mentre le radici trattengono il dilavamento del terreno.
Ancora grazie alla stabilizzazione del suolo, le foreste garantiscono la pulizia che acqua che raggiunge le nostre città e comunità, prevenendo l’erosione del suolo e quindi l’inquinamento dei bacini idrici e dei corsi d’acqua. La FAO riporta che fino a un terzo delle grandi città del mondo dipende fortemente dalle aree boschive protette per la fornitura di acqua potabile.
Gli alberi effettuano naturalmente uno scambio gratuito e benefico, assorbendo anidride carbonica e rilasciando ossigeno attraverso il processo di fotosintesi.
Non solo, gli alberi aumentano la qualità dell’aria filtrando una grande parte dell’inquinamento atmosferico. Questo avviene con due modalità principali: tramite gli stomi, presenti sulla pagina inferiore delle foglie e responsabili degli scambi gassosi tra la pianta e l’esterno, che immagazzinano i gas inquinanti; e grazie alla capacità delle foglie, specialmente se rugose e “pelose”, di intercettare il particolato atmosferico.
Questa funzione è particolarmente importante quando si parla di verde urbano e di riforestazione nelle peri-urbane dove la qualità dell’aria è molto bassa. In Europa, “l’inquinamento atmosferico è ancora il maggiore rischio ambientale per la salute.”(EEA).
Per concludere questa rassegna lunga, sebbene non esaustiva, dei servizi forniti da foreste integre e in salute parliamo di biodiversità (qui un articolo dedicato).
La deforestazione comporta un grave rischio per l’immensa varietà di vita – oltre l’80 per cento di tutte le specie terrestri di animali, piante ed insetti del mondo – ospitata nelle foreste. Questa rete sinergica non è solo funzionale alla salute dell’ecosistema forestale, ma anche fonte concreta di sostentamento per migliaia di persone che vivono a stretto contatto con le foreste.
Riforestare per resistere
I più alti tassi di deforestazione si riscontrano in paesi del Sud globale e sono motivati da interessi economici che schiacciano i diritti delle comunità locali e le privano delle loro tradizionali fonti di sostentamento nonché di importanti riferimenti culturali.
È in questi contesti che si può vedere chiaramente come i progetti di riforestazione, se sviluppati in sinergia con le comunità e a partire dalle specifiche necessità di chi vive sul territorio, riescono anche a rompere degli schemi di oppressione e disuguaglianza.
In realtà come le comunità di Monte Carmelo o Nuevo Amanecer, in Guatemala, la riforestazione implica una resistenza attiva alle pressioni esercitate dall’espansione dell’agricoltura e del pascolo intensivo. Integrando il ripristino delle foreste con la produzione agricola attraverso la cosiddetta agroriforestazione, si generano inoltre nuove fonti di reddito che rafforzano l’autonomia di queste comunità.
Anche all’interno delle stesse comunità, i progetti di riforestazione offrono l’occasione per creare nuovi spazi e ruoli per le fasce della società più invisibilizzate e allo stesso tempo più impattate dalla crisi climatica. In Tanzania, ad esempio, i progetti di zeroCO2 sono incentrati sullo sviluppo del ruolo delle donne Maasai nelle comunità, intrecciando quindi la riforestazione con la resistenza contro la disuguaglianza di genere.
Morale della storia
Ha ragione Bill Gates, piantare alberi non salverà il pianeta.
Piantare foreste, però, può fare la differenza sia per la terra, che in ogni caso – ci piaccia o no – ci sopravviverà, che per l’umanità. La qualità della nostra vita e la sostenibilità delle nostre economie dipende dai servizi ecologici che gli ecosistemi come le foreste sono in grado di fornirci. Allo stesso tempo, grazie alla riforestazione abbiamo uno strumento estremamente efficace per sradicare quell’erba infestante che si chiama ingiustizia.
Cosa stiamo aspettando?






