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Impatto ambientale del lavoro da remoto

Sostenibilità e smart working: il lavoro remoto fa bene all’ambiente?

Negli ultimi anni, il lavoro da remoto o smart working si è stabilito come una pratica lavorativa in auge in vari settori, dando spazio e flessibilità ai propri dipendenti per lavorare da casa o da località diverse dalle mura dell’ufficio.

Questa forma di lavoro agile, resa sempre più diffusa grazie alla digitalizzazione e a causa del confinamento durante la pandemia di COVID-19 e amata da Millennials e GenZs, offre in realtà vantaggi non solo in termini di work-life balance e produttività, ma ha anche un impatto positivo sull’ambiente.

Alice Spada 7 min di lettura

Quali sono i benefici ambientali dello smart working?

In questo articolo scoprirai gli effetti positivi del lavoro a distanza in termini di sostenibilità ambientale e qualità della vita, legati all’inquinamento, al consumo di energia e al pendolarismo quotidiano.

Ma, prima di addentrarci nei possibili benefici del lavoro da remoto per l’ambiente, definiamo cosa si intende per smart working e remote working.

Cos’è lo smart working?

Lo smart working è una modalità di lavoro flessibile che permette ai dipendenti di organizzarsi in maniera autonoma in termini di orari lavorativi e location. Infatti, lo smart working è una forma di lavoro da remoto o lavoro a distanza che permette di svolgere le proprie mansioni al di fuori dell’ufficio tradizionale, spesso da casa o da qualsiasi altro luogo. Bastano una buona connessione ad internet, i propri apparecchi tecnologici e un ambiente adatto a concentrarsi.

Il remote working permette di limitare il numero degli spostamenti da casa a lavoro dei dipendenti, riducendo quindi le emissioni di gas serra di organizzazioni e aziende derivanti dai trasporti, una delle principali cause del cambiamento climatico.

Inoltre, con meno persone in ufficio, si riduce il consumo energetico degli edifici, abbassando la domanda di risorse come elettricità e riscaldamento. Ma se a rigor di logica questo ragionamento non fa una piega, vediamo cosa ci dicono i numeri.

Smart working nella natura

Smart working: risparmio energetico ed emissioni ridotte

Lo dicono le stime dell’International Energy Agency (IEA).

Secondo l’IEA, il lavoro da casa permette un risparmio energetico complessivo di circa quattro volte maggiore rispetto all’aumento del consumo di energia residenziale.

L’analisi condotta dall’IEA dimostra che se tutti i lavoratori e lavoratrici che ne hanno la possibilità a livello globale lavorassero da casa per un solo giorno alla settimana si risparmierebbe circa l’1% del consumo di petrolio per il trasporto di passeggeri su strada all’anno.

Calcolando anche l’aumento del consumo elettrico domestico, la riduzione totale sarebbe di 24 milioni di tonnellate di CO2 prodotta, una quantità pari alle emissioni annuali prodotte dalla Grande Londra o 1.7 volte dalla città di Milano, che con 13.5 milioni di tonnellate di CO2 emesse annualmente detiene il primato in Lombardia.

IEA 2020. Variazioni nelle emissioni e nell'uso di energia lavorando da casa. Studio IEA 2020
Il team di zeroCO2

Una foresta in movimento

Anche nel team di zeroCO2 siamo una foresta sempre in movimento, spesso in posti diversi per trasferte e lavoro da remoto.

La flessibilità di decidere se lavorare da casa, in mezzo alla natura o in ufficio ci permette di avere sempre stimoli nuovi e allo stesso tempo di limitare le emissioni di CO2.

Qual è l’impatto ambientale dello smart working in Italia?

Gli studi internazionali dimostrano effetti variati dello smart working sul consumo di energia e la produzione di emissioni. Ma, considerando le abitudini locali di lavoratori e lavoratrici italiani, come impatta il lavoro da remoto a livello di sostenibilità?

In linea con gli studi condotti sulle abitudini lavorative e l’impatto del remote working in vari paesi, anche in Italia quantificare i benefici ambientali dello smart working risulta complesso e non sempre i risultati sono a favore di questa tesi.

Per esempio, uno studio sull’efficienza energetica dello smart working pubblicato dal Multidisciplinary Digital Publishing Institute (MDPI) rivela un aumento medio del 15% del consumo energetico quando tutte le attività lavorative vengono svolte da casa per un particolare edificio residenziale diffuso nel nord Italia.

Lo studio pubblicato nel 2023 e promosso dall’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, rivela invece l’impatto positivo in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e promozione della cultura della sostenibilità tra i dipendenti del settore pubblico.

Secondo i risultati dello studio, lo smart working in Italia permetterebbe di tagliare il 40% delle emissioni pro capite, evitando la produzione di circa 600 kg di CO2 in un anno per ogni dipendente rimasto a casa due giorni a settimana.

L’analisi considera appunto lavoratori e lavoratrici nelle Pubbliche Amministrazioni di quattro diverse province italiane – Milano, Bologna, Trento e Torino – che hanno deciso volontariamente di lavorare a distanza durante il periodo pre-COVID-19 (2015-2018). I risultati rivelano un risparmio medio di 6kg di CO2 pro capite per ogni giorno di lavoro a distanza.

Inoltre, dallo studio condotto è emerso che la riduzione dell’uso dell’automobile per motivi lavorativi può influenzare le scelte di mobilità extra-lavorativa durante i giorni di smart working, con il 25% dei e delle partecipanti allo studio che ha optato per la mobilità sostenibile, spostandosi con mezzi pubblici, camminare o andare in bicicletta durante i giorni di lavoro da casa.

Da qui si aprono varie riflessioni sull’efficienza energetica degli edifici, l’importanza di una maggior sensibilizzazione sull’uso efficiente di energia domestica, ma anche sulla necessità di studi che valutino in maniera più generale l’impatto ambientale del lavoro totalmente da remoto o ibrido.

Ciò che è però indiscutibile è che la necessità per le aziende e i cittadini di tagliare le emissioni derivanti dai trasporti e dal consumo di energia, nella maggior parte dei casi legate alla combustione di fonti fossili non rinnovabili.

Tagliare le emissioni nel settore dei trasporti: un imperativo anche per le aziende

Nell’Unione europea, il settore dei trasporti rappresenta circa il 30% della domanda di energia totale, precisamente il 29% nel 2021, seguito dall’energia domestica (28%) e le attività industriali (26%). Per quanto riguarda invece le emissioni di gas serra, i dati dell’IEA rivelano che nel 2022 le emissioni globali di CO2 del settore dei trasporti sono cresciute del 3% in più rispetto al 2021, raggiungendo quasi le 8 Gt di gas climalteranti.

Secondo i dati dell’ISPRA, in Italia il settori dell’energia e dei trasporti sono responsabili di circa la metà delle emissioni nazionali. In particolare, al settore dei trasporti è attribuibile quasi il 25% delle emissioni totali nazionali di gas serra nell’atmosfera. Nel 93% dei casi queste emissioni provengono dal trasporto su strada, con le autovetture a causare la percentuale maggiore di emissioni (70%).

Nonostante nel 2021 le emissioni siano ritornate ai livelli pre-pandemici, con un +19% rispetto all’anno precedente, il work from home forzato del 2020 è risultato in un’importante diminuzione nell’uso di combustibili fossili per il trasporto e delle emissioni di gas serra dovuto al minor numero di persone che si sono spostate per recarsi sul luogo di lavoro.

Ciò dimostra come integrare l’home office nella propria cultura aziendale può portare a una diminuzione delle emissioni da parte dei e delle proprie dipendenti.

Ma ci sono anche altri benefici dello smart working

Oltre alla riduzione delle emissioni dovute al trasporto su strada, lo smart working ha effetti positivi anche sugli individui, permettendo di stabilire un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, di ridurre lo stress associato al pendolarismo e fornire una maggiore flessibilità ai e alle dipendenti per gestire il loro tempo in modo efficiente. Inoltre, il lavoro da remoto dà la possibilità alle aziende di assumere e trattenere i migliori talenti da diverse località geografiche, promuovendo la diversità e l’inclusività.

Sempre secondo lo studio promosso da ENEA, lavorare da remoto comporta vantaggi significativi anche per quanto riguarda il tempo guadagnato (circa 150 ore),  la distanza percorsa (-3.500 km) e il carburante consumato (260 litri di benzina o 237 litri di gasolio), con annessa riduzione dello stress derivante dal trasporto e risparmio personale.

· Aggiornato il 29 agosto 2024

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