Oltre ai costi ambientali, l’integrazione dell’AI nelle attività umane ha implicazioni significative a livello sociale. Ne analizziamo tre.
1. L’AI può riprodurre e amplificare le disuguaglianze esistenti
I modelli linguistici vengono addestrati su contenuti recuperati dal web — contenuti che spesso riproducono le strutture di potere della società, le ingiustizie e le disuguaglianze esistenti nel mondo reale. I sistemi AI vengono quindi addestrati su dati già distorti, rischiando di perpetuare visioni parziali e ingiuste.
2. L’accesso all’AI non è equo a livello globale
Secondo l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni delle Nazioni Unite (ITU), nel 2022 ancora 2,7 miliardi di persone nel mondo non avevano accesso a Internet — principalmente nei paesi a basso reddito e nelle comunità rurali o marginalizzate.
Il World Economic Forum avverte che il divario digitale si sta ampliando, non restringendo: chi non ha accesso a strumenti di AI rischia di essere escluso dall’economia della conoscenza del prossimo decennio.
3. Il rischio di sostituzione lavorativa e concentrazione della ricchezza
L’integrazione dell’AI nelle attività umane rischia di attivare il processo noto come distruzione creativa, con la potenziale sostituzione di alcune professioni, in particolare i white collar jobs legati a comunicazione, vendita e analisi dati. Secondo Goldman Sachs (2023), l’AI generativa potrebbe automatizzare il 24% delle mansioni lavorative nell’Eurozona (25% negli USA, 18% a livello globale).
Gli economisti avvertono che, sebbene ChatGPT e altri modelli AI aumentino in un primo momento la produttività, potrebbero poi aggravare ulteriormente le disuguaglianze di ricchezza, concentrando i benefici in chi già possiede accesso e competenze digitali avanzate.