Science Based Targets initiative: il contesto
La Science Based Targets initiative (SBTi) fornisce a istituzioni finanziarie e imprese di tutti i settori una struttura chiara e scientificamente fondata (Corporate Net Zero Standard) per la definizione degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra certificandone il raggiungimento.
Tali “obiettivi basati sulla scienza” sono in linea con quanto necessario per limitare il riscaldamento medio globale a ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con sforzi per limitarlo a 1,5°C, come stabilito dall’Accordo di Parigi nel 2015.
Nata dalla partnership tra CDP (ex-Carbon Disclosure Project), UN Global Compact (UNGC), WRI (World Resources Institute), WMBC (We Mean Business Coalition) e WWF (World Wide Fund for Nature), la SBTi costituisce quindi un elemento chiave nella lotta al cambiamento climatico.
Corporate Net-Zero Standard 2.0: cosa cambia dal giugno 2026
In breve: SBTi ha pubblicato la versione 2.0 del Corporate Net-Zero Standard l’11 giugno 2026. Le aziende possono continuare a usare la versione 1.3.1 fino al 31 gennaio 2028; dal 1° febbraio 2028 tutte le nuove richieste dovranno seguire la versione 2.0.
| Data | Cosa succede |
|---|---|
| Giugno 2026 | Disponibile la versione 2.0 dello standard |
| 2026 | Le richieste di validazione seguono ancora la versione 1.3.1 |
| 1° febbraio 2027 | Si può chiedere la validazione con la versione 2.0 (o con la 1.3.1) |
| 31 gennaio 2028 | Ultimo giorno per presentare target con la versione 1.3.1 |
| Dal 1° febbraio 2028 | Tutte le nuove richieste devono seguire la versione 2.0 |
Cosa cambia con la versione 2.0:
- Maggiore attenzione all’attuazione concreta degli obiettivi, non solo alla loro definizione.
- I target su Scope 1 e Scope 2 diventano due obiettivi separati.
- Non vale più la regola del 40% per lo Scope 3. Le aziende sono divise in Categoria A (più grandi, in Paesi ad alto reddito) e Categoria B. La Categoria A deve fissare target su ogni categoria Scope 3 che pesa almeno il 5%, ottenere la verifica limitata dei dati dell’anno base e presentare un piano di transizione; per la Categoria B lo Scope 3 è facoltativo.
- Rendicontazione annuale dei progressi e valutazione a fine ciclo ogni 5 anni.
Cosa non cambia per chi ha già un target: i target di breve termine già validati restano validi fino alla fine del loro orizzonte temporale.
Cosa fare adesso: se pianifichi di presentare i target nel 2026 o nel 2027, puoi procedere con la versione 1.3.1 o, dal 2027, con la 2.0; se rinnovi dal 2028 in poi, parti dalla 2.0. In tutti i casi serve un inventario aggiornato delle emissioni Scope 1, 2 e 3: calcola la carbon footprint o leggi la guida alle emissioni Scope 3.
Cos’è il SBTi Corporate Net Zero Standard: oltre il concetto di neutralità climatica
Dal Pianeta è allarme rosso.
Stiamo raggiungendo velocemente quelli che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) definisce “tipping points” (o punti di non ritorno), ovvero soglie critiche all’interno del sistema Terra superate le quali il cambiamento di stato diventa irreversibile.
Secondo il Global Tipping Points Report lanciato in occasione della COP28 svoltasi a dicembre 2023, infatti, degli oltre 25 tipping points individuati, ben 5 rischiano già di essere superati – il collasso delle grandi calotte glaciali in Groenlandia e nell’Antartide occidentale, lo scioglimento diffuso del permafrost, la morte delle barriere coralline nelle acque calde e il collasso di una corrente oceanica nell’Atlantico settentrionale – e altri tre potrebbero essere raggiunti nel 2030 se il riscaldamento mondiale dovesse aumentare di 1,5 °C rispetto alle temperature preindustriali.
Ciò innescherebbe effetti domino devastanti, tra cui la perdita di interi ecosistemi e della capacità di coltivare colture di base, con impatti sociali tra cui spostamenti di massa, instabilità politica e collasso finanziario.
La buona notizia è che mitigare il rischio riducendo la vulnerabilità del Pianeta è ancora possibile, ma la tempestività diventa determinante per vincere la sfida. Ecco perché all’interno della Science Based Targets initiative il concetto di Carbon Neutrality, legato alla riduzione e alla compensazione delle emissioni di carbonio di un’azienda, lascia il passo al più incisivo Net Zero, in cui le emissioni di CO2 vengono auspicabilmente del tutto eliminate o, quantomeno, ridotte al minimo possibile, e le emissioni residue (inevitabili specialmente in certi settori definiti “Hard to Abate” tra cui l’aviazione, la siderurgia o il petrolchimico) compensate attraverso progetti che generano crediti di carbonio certificati. Questi progetti si dividono in Nature Based Solutions (come il progetto di riforestazione zeroCARBON) o Technology Based Solution (come la tecnologia Carbon Capture and Storage).
È questo dunque l’approccio che sottende il Corporate Net Zero Standard sviluppato dalla SBTi per allineare le strategie aziendali con le necessità globali di mitigazione del cambiamento climatico coerentemente con quanto richiesto dagli scienziati. Le componenti chiave sono quattro, te ne parliamo meglio nel prossimo paragrafo. Questa è la struttura della versione 1.x, ancora applicabile fino al 31 gennaio 2028: la versione 2.0 è descritta più sopra.
Corporate Net-Zero Standard 1.x: le quattro componenti
Questa è la struttura della versione 1.x, ancora applicabile fino al 31 gennaio 2028: la versione 2.0 è descritta più sopra.
1. Obiettivi a breve termine: le aziende devono stabilire obiettivi scientificamente basati per dimezzare le emissioni dirette e indirette entro il 2030, prioritizzando tagli rapidi e profondi.
2. Obiettivi a lungo termine: le aziende devono stabilire obiettivi scientificamente basati per ridurre tutte le emissioni possibili, tendenzialmente oltre il 90%, entro il 2050.
3. Neutralizzazione delle emissioni residue: una volta raggiunti gli obiettivi a lungo termine e ridotte le emissioni di oltre il 90%, le aziende devono utilizzare tecniche di rimozione e stoccaggio permanenti del carbonio per neutralizzare quel 10% o più di emissioni residue. Solo allora si considera che un’azienda abbia raggiunto lo Zero Emissioni Nette.
4. Mitigazione oltre la catena del valore: le aziende dovrebbero investire in azioni per ridurre e rimuovere le emissioni al di fuori delle loro catene del valore, oltre a perseguire obiettivi scientifici a breve e lungo termine.
Implementare gli Science Based Target per un percorso di decarbonizzazione
Gli Science Based Targets sono dunque obiettivi sviluppati utilizzando metodologie riconosciute scientificamente che calcolano quanto e quanto velocemente un’azienda deve ridurre le emissioni di Co2 per contribuire a limitare il riscaldamento globale a livelli specifici, come indicato dall’Accordo di Parigi.
Essi vanno resi pubblici e devono essere misurabili, verificabili e trasparenti.
Gli SBT coprono le tre diverse categorie di emissioni, ossia gli Scope 1-2-3:
- Scope 1: emissioni dirette provenienti dalle attività proprie dell’azienda, come la combustione di combustibili in caldaie o veicoli di proprietà.
- Scope 2: emissioni indirette provenienti dall’energia acquistata e consumata dall’azienda, come l’elettricità.
- Scope 3: altre emissioni indirette che si verificano nella catena del valore dell’azienda, comprese quelle legate ai fornitori e all’uso dei prodotti venduti.
Ai fini di accelerare la decarbonizzazione della catena del valore, nell’aprile 2024 il board della SBTi ha annunciato che, se adeguatamente supportato da politiche, standard e procedure basate su prove scientifiche, l’uso di certificati ambientali a fini di riduzione delle emissioni di Scope 3 potrebbe funzionare come strumento aggiuntivo per contrastare il cambiamento climatico, aprendo di fatto così la strada anche all’uso di pratiche di carbon offsetting all’interno del proprio standard in misura più ampia.
Nel percorso verso le Zero Emissioni Nette, una delle sfide più significative risiede nel modo in cui le aziende stimano le emissioni di Scope 3, stabiliscono obiettivi e dimostrano i progressi, essendo queste legate all’attività di terze parti. Con tale scelta la Science Based Targets initiative non intende dare carta bianca alle aziende a usare qualsiasi strumento a propria disposizione anziché adoperarsi in tagli effettivi delle emissioni all’interno delle catene di fornitura, ma offre una modalità per contrastare la crisi climatica nel breve termine attraverso azioni immediate.
A chi è rivolta la Science Based Targets initiative?
La Science Based Targets initiative incoraggia aziende di tutti i settori e dimensioni, incluse le istituzioni finanziarie, a sviluppare obiettivi di riduzione delle emissioni basati sulla scienza, con percorsi specifici per settore.
Si rivolge particolarmente ai settori ad alte emissioni, fondamentali per la trasformazione verso un’economia a Zero Emissioni Nette, ma attualmente esclude le aziende di combustibili fossili fino all’elaborazione di linee guida specifiche. Anche le PMI possono partecipare: trovi come nel paragrafo SBTi per le PMI.
L’adesione alla SBTi si svolge in cinque fasi: dimostrazione di impegno, sviluppo dei target, valutazione e convalida del progetto, comunicazione agli stakeholder e divulgazione dei risultati.
Te ne parliamo meglio qui sotto.
Dimostrazione di impegno
Il primo passo che un’azienda deve compiere per stabilire Science Based Targets è registrarsi online sulla piattaforma e inviare una lettera di impegno per stabilire un obiettivo basato sulla scienza o per far verificare in modo indipendente i propri obiettivi già esistenti.
Tuttavia, se l’azienda è una PMI e soddisfa determinati criteri può saltare questo passaggio e procedere direttamente allo sviluppo degli obiettivi. Una volta registratasi e inviata la lettera di impegno, l’azienda sarà riconosciuta come “Impegnata” sul sito web di SBTi e sul sito partner We Mean Business.
Sviluppo dei target
Il secondo passo riguarda lo sviluppo degli obiettivi in linea con i criteri scientifici di SBTi, che offre diverse risorse online per orientarsi in questa attività, anche specifiche per settore. Dalla firma della lettera di impegno, l’azienda ha 24 mesi di tempo per presentare gli obiettivi.
Valutazione e convalida del progetto
Una volta sviluppati gli obiettivi, il terzo passo è inviarli per la convalida.
È necessario compilare i moduli pertinenti alla propria organizzazione e al tipo di target: a breve termine, a lungo termine, o di aggiornamento o modificare dei target precedentemente approvati.
Istituzioni finanziarie, PMI e anche le aziende FLAG (forest, land and agriculture), prevedono moduli e percorsi specifici per la convalida degli obiettivi. Una volta compilati e inviati i moduli, bisognarà selezionare una data di convalida tramite il sistema di prenotazione SBTi, firmare un accordo e inviare il pagamento per i servizi di convalida. Un esperto tecnico è a disposizione dell’azienda durante tutto il processo, al termine del quale l’azienda riceverà una decisione di convalida con feedback approfondito.
Comunicazione agli stakeholder
Il quarto passo consiste nell’annunciare il proprio obiettivo e informare gli stakeholder.
Una volta approvato l’obiettivo, questo verrà pubblicato sul sito web di SBTi nella Target Dashboard. Gli obiettivi sono pubblicati settimanalmente, un mese dopo la loro convalida, salvo diversa istruzione. L’obiettivo deve essere reso pubblico entro sei mesi dalla convalida, altrimenti sarà necessaria una nuova convalida per garantire che sia in linea con i più recenti criteri basati sulla scienza.
Divulgazione dei risultati
Infine, il quinto passo consiste nel comunicare i progressi compiuti verso il raggiungimento dell’obiettivo basato sulla scienza.
Dopo l’approvazione, le aziende sono tenute a comunicare annualmente le emissioni e a monitorare i progressi nel raggiungimento del loro obiettivo. Le raccomandazioni per la rendicontazione includono la divulgazione tramite CDP, relazioni annuali, relazioni sulla sostenibilità e il sito web aziendale.
Punto extra: due diligence
La SBTi si riserva il diritto di effettuare la due diligence prima e dopo l’accettazione degli impegni e durante la revisione degli obiettivi.
SBTi per le PMI: cosa significa e come si procede
In breve: le PMI possono fissare obiettivi SBTi con un percorso semplificato, ma non sono obbligate a farlo: la SBTi è una scelta volontaria che diventa utile quando clienti, banche o grandi aziende della filiera chiedono obiettivi climatici credibili. Fino al 31 gennaio 2028 resta disponibile il percorso PMI della versione 1.3.1; con la versione 2.0 il percorso PMI non esiste più e le imprese più piccole rientrano di norma nella Categoria B, dove servono solo i target su Scope 1 e 2.
Chi è una PMI per SBTi (versione 1.3.1). Per accedere al percorso PMI le emissioni Scope 1 e 2 devono essere inferiori a 10.000 tCO2e e bisogna rispettare almeno tre di queste quattro condizioni: meno di 250 dipendenti, fatturato sotto i 50 milioni di euro, attivo sotto i 25 milioni di euro, settore per cui non è obbligatorio il percorso FLAG (foreste, suolo e agricoltura).
Come si procede (percorso PMI, versione 1.3.1):
- Misura le emissioni Scope 1 e 2 (e, se richiesto, una stima dello Scope 3) con un inventario conforme al GHG Protocol.
- Fissa gli obiettivi con gli strumenti e i modelli per le PMI messi a disposizione da SBTi.
- Invia i target alla validazione tramite il percorso dedicato alle PMI: costi e tempi sono indicati sul sito di SBTi.
- Comunica e rendiconta ogni anno le emissioni e i progressi.
Con la versione 2.0 non c’è più un percorso separato: le PMI rientrano di norma nella Categoria B, con obblighi più leggeri (target su Scope 1 e 2, Scope 3 facoltativo).
Cosa significa per le PMI
- Non è un obbligo. Né la CSRD né lo standard VSME impongono la SBTi; la CSRD, dopo l’Omnibus, riguarda solo le imprese con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato (vedi la guida alla Direttiva CSRD e nuove soglie dopo l’Omnibus).
- Può diventare una richiesta commerciale. I clienti con target SBTi sullo Scope 3 (obbligatori per la Categoria A) devono ridurre le emissioni della filiera, e quelli soggetti alla CSRD devono rendicontarle: entrambi possono chiedere ai fornitori dati misurati o un obiettivo.
- Il primo passo è sempre il dato. Senza un inventario affidabile di Scope 1 e 2 non si può fissare alcun target credibile: è la parte su cui zeroCO2 può aiutarti.
- Quando ha senso e quando no: ha senso se hai clienti grandi con obiettivi propri, se vuoi accedere a finanziamenti legati al clima o se vuoi un obiettivo riconosciuto; può non convenire se l’azienda non ha ancora misurato le emissioni o se i costi di validazione superano il beneficio.
I vantaggi di aderire alla Science Based Targets initiative
A giugno 2026 SBTi contava oltre 11.000 aziende con target validati a livello globale (visionabili sulla Target Dashboard di SBTi).
Le ragioni per le quali un’azienda decide di applicare il Corporate Net Zero Standard sono diverse. Il processo di certificazione dei propri obiettivi di decarbonizzazione basati sulla scienza attraverso la SBTi spinge le aziende a innovare e a sviluppare nuove tecnologie e pratiche che riducano le emissioni, migliorando l’efficienza operativa e promuovendo la sostenibilità. Adottare obiettivi basati sulla scienza, però, non è solo una questione di responsabilità ambientale, ma anche una strategia aziendale lungimirante. L
e aziende che si allineano agli SBT dimostrano capacità di leadership adattiva, rafforzando la propria capacità di resilienza in vista delle normative climatiche in continua evoluzione, migliorando l’efficienza operativa e, in un contesto generale in cui gli investitori, i consumatori e le comunità sono sempre più consapevoli dell’impatto ambientale, costruendo un rapporto di fiducia con gli stakeholder.
Come verificare se un’azienda ha target SBTi
Gli obiettivi validati sono pubblicati nella Target Dashboard di SBTi, consultabile online per nome azienda. Riporta lo stato (impegno, target validato) e la data di validazione.
Il ruolo delle aziende italiane nella lotta al cambiamento climatico
Come conferma il Sixth Assessment Report pubblicato nel 2023 da IPCC, le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas a effetto serra, hanno inequivocabilmente causato il riscaldamento globale registrando una sensibile accelerazione della temperatura tra il 2011 e il 2020, e molti eventi metereologici estremi (ondate di calore anomale, grandinate abbondanti, forti acquazzoni, cicloni tropicali, tornado e inondazioni) si stanno già verificando in tutte le regioni del mondo. Il cambiamento climatico rappresenta un’incombente minaccia per il benessere umano e la salute planetaria. Esiste tuttavia una finestra di opportunità, che però si sta rapidamente chiudendo, per garantire un futuro vivibile e sostenibile per tutti. Le scelte e le azioni attuate in questo decennio avranno un impatto adesso e per migliaia di anni.
In questo quadro, naturalmente, le aziende svolgono un ruolo di primo piano. Guardando all’Italia attraverso i risultati della ricerca realizzata da Ipsos e dal Network italiano del Global Compact delle Nazioni Unite presentata alla COP28 di Dubai, L’impegno delle aziende italiane per il Net Zero, la strada da percorrere nel settore privato pare essere ancora tutta in salita per quanto riguarda l’impegno e l’azione sul clima.
Secondo lo studio, infatti, solo un’impresa italiana su cinque dichiara di avere adottato un piano per contrastare il cambiamento climatico; tra le aziende partecipanti all’UNGC il livello sale a due terzi. Nello sviluppo delle azioni e degli obiettivi climatici, la questione delle competenze è particolarmente cruciale e segna una demarcazione significativa tra le grandi e le piccole e medie imprese.
Domande frequenti sulla SBTi
È l’iniziativa che valida gli obiettivi di riduzione delle emissioni delle aziende, verificando che siano coerenti con l’Accordo di Parigi (1,5 °C). È nata da CDP, UN Global Compact, WRI e WWF.
La versione 2.0, pubblicata a giugno 2026, divide le aziende in Categoria A e B e supera la regola del 40% sullo Scope 3. Vale per tutte le nuove richieste dal 1° febbraio 2028; i target già validati restano validi fino alla scadenza o alla revisione quinquennale. Le PMI rientrano di norma nella Categoria B, con obblighi più leggeri.
No, è volontaria. Può diventare una richiesta di clienti o banche, ma né la CSRD né il VSME la impongono.
Si cerca il nome dell’azienda nella Target Dashboard sul sito di SBTi, che riporta lo stato dell’impegno e la validazione dei target.


